Recensione libraria: “Il fez e la kippah”

Recensione libraria: “Il fez e la kippah”

PRESENTAZIONE:

ANDREA GIACOBAZZI

“Il fez e la kippah”

●Per mancanza di tempo mi limito ad una breve presentazione dell’interessante libro di ANDREA GIACOBAZZI, Il fez e la kippah (Parma,Edizioni all’insegna del Veltro, 2012) sui rapporti tra Fascismo, Sionismo e Giudaismo, che meriterebbe un’ampia recensione. Il libro conta 318 pagine (35 euro) e si può richiedere a insegnadelveltro1@tin.it

È un fatto che il Regime fascista come il III Reich abbia avuto dei rapporti con i sionisti e specialmente con l’Irgùn, il Betàr, la gang Stern, e Vladìmir Zev Jabotinsky. Tali rapporti sono molto ben documentati nel libro di Giacobazzi, che ha potuto consultare l’Archivio Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri italiano, specialmente per quanto riguarda il Fascismo. Tuttavia occorre fare attenzione all’interpretazione del fatto su riportato.

●Il III Reich sin dall’inizio ha avuto una concezione politica biologicamente anti-semita ed un conseguente piano di espulsione degli Ebrei dalla Germania (“Juden rauss”), fosse anche in Palestina. Ecco perché, sino allo scoppiar del secondo conflitto mondiale (quando gli Ebrei furono internati in campi di lavoro per la produzione dell’industria bellica e molti morirono di stenti, di fame e di percosse), il Reich germanico intrattenne rapporti con il Sionismo, solamente per far emigrare gli Ebrei dalla Germania e farli immigrare inizialmente (si pensava) in Madagascar, poi in Palestina ed infine in Europa nordorientale ed in Russia, ma non per affinità ideologiche o di fini.

●In realtà (ammesso che qualche finanziere israelita abbia finanziato il partito nazionalsocialista al suo nascere per poi pilotarlo, cosa che non gli è riuscita), non vi è stata nessuna collusione di fini, dottrinale o ideologica tra Nazionalsocialismo e Giudaismo nazionale ed internazionale. Inoltre la politica di collaborazione del Reich con il Sionismo, in vista dell’espulsione, rende ancor più verosimile la letteratura revisionistica, secondo la quale il III Reich voleva solo una soluzione geograficamente definitiva  degli ebrei viventi in territorio germanico e non la loro eliminazione fisica tramite camere a gas.

●Per quanto riguarda il Fascismo italiano, tema trattato in maniera specifica e scientifica da Giacobazzi, bisogna – nell’interpretazione dei fatti e dei documenti – distinguere: 1°) all’inizio il Regime ebbe un’attitudine benevola verso il Giudaismo italiano, indifferente verso il Sionismo in sé; mentre i “sionisti-italiani” (ossia gli italiani di confessione israelitica, che volevano avere come Patria soprattutto Gerusalemme,  mantenendo la cittadinanza italiana) non erano tollerati, perché la concezione fascista dello Stato era hegeliana e quindi non poteva sopportare che un cittadino italiano di qualsiasi confessione avesse due Stati, quello italiano e quello della sua confessione religiosa. Un italiano di qualsiasi religione poteva, per il Regime, avere una sola Patria terrena: l’Italia. “Nulla sopra lo Stato, nulla senza lo Stato, nulla al pari dello Stato”: era la concezione dello Stato etico di Mussolini e Giovanni Gentile.

2°) Solo nel 1938 il Fascismo, oramai alleato della Germania e prossimo alla guerra con il “complotto demo-pluto-giudaico-massonico”, giunse a rivedere la sua dottrina riguardo al Giudaismo (avendo sperimentato la sua inimicizia), che aveva isolato l’Italia (dopo il Concordato, la guerra d’Africa e di Spagna)  e voleva eliminarla, avendola gettata nelle braccia della Germania. Certamente vi sono state delle sfumature dottrinali e dei mutamenti nella tattica del Regime nei confronti del Giudaismo e del Sionismo, ma non bisogna scambiare la sfumatura per la sostanza, il mutamento per l’essenza.

●La neo dottrina fascista antigiudaica era composta di due anime: a) una filo razzista e biologica (Visco, Pende), che fu sconfessata dalla Chiesa; b) l’altra di tendenza anti-ebraica e non antisemita, quindi conciliabile con la dottrina cattolica (Almirante, Interlandi, Landra). La Civiltà Cattolica sosteneva questa seconda corrente. L’unico punto in contrasto con la teologia cattolica fu quello dei matrimoni tra ebrei e cattolici, che il Regime avrebbe voluto dichiarare invalidi, anche in caso di conversione al Cattolicesimo della parte israelitica o in caso di dispensa da parte del Vescovo da “impedimento impediente” (che renderebbe, senza dispensa del Vescovo, invalido il Sacramento) per “disparità di culto”. Secondo la Chiesa il Matrimonio è res sacra e per il Concordato dell’11 febbraio del 1929 esso era riconosciuto anche dal Regime fascista come materia di giurisdizione unicamente ecclesiastica. Quando nel 1938 il Fascismo tentò di forzare questo articolo del Concordato, che obbligava il Regime nei confronti della Chiesa (“pacta servanda sunt”), il Vaticano protestò e l’articolo venne cambiato.

●Quindi si prende atto dei documenti sui rapporti tra fez e kippah, del minuzioso lavoro di ricerca dell’Autore, ma si raccomanda ai lettori di fare molta attenzione a non trarre conclusioni esagerate rispetto ai fatti. Mi sembra che il libro sopra citato possa essere mal interpretato in questo senso, come pure il primo libro di Giacobazzi L’asse Roma-Berlino-Tel Aviv (Rimini, Il Cerchio, 2010).

●Molto interessante la Prefazione di STEFANO FABEI (pp. 5-12), autore di molti libri, assai interessanti (Il fascio, la svastica e la mezzaluna, Milano, Mursia, 2002; Una vita per la Palestina. Storia del Gran Muftì di Gerusalemme, Milano, Mursia, 2003; Mussolini e la resistenza palestinese, Milano, Mursia, 2005; Operazione Barbarossa, Milano, Mursia, 2010).

d. Curzio Nitoglia

27 settembre 201

http://doncurzionitoglia.net/2012/09/29/recensione-libraria-il-fez-e-la-kippah/

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