Roma Pagana e Roma Cristiana – Secondo il Cardinale Alfredo Ottaviani

Roma Pagana e Roma Cristiana – Secondo il Cardinale Alfredo Ottaviani

Prologo

Il cardinal ALFREDO OTTAVIANI († 1979) dette una conferenza in Roma negli anni Trenta presso l’Istituto di Studi Romani, che circa dopo dieci anni ampliò e diede alle stampe sotto il titolo Luce di Roma cristiana nel Diritto (Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1943). Ora faccio una breve sintesi del libro e tra non molto pubblicherò sul mio sito il testo integrale in formato PDF.

L’allora Mons. Ottaviani scriveva sui rapporti tra Cattolicesimo e Impero romano per dimostrare come il primo avesse perfezionato e non distrutto il secondo. Nel I capitolo del suo libro affrontava i primi contrasti tra Cristianesimo e Roma pagana nei primi tre secoli  ed i successivi contatti tra le due entità specialmente per quanto riguarda l’influsso benefico della dottrina cattolica sul ‘Diritto Romano antico’ (pp. 7-16); nel II capitolo studiava il problema delle basi del ‘Diritto Comune’ (‘comune’ alla Chiesa e a Roma antica), basi date all’antica Roma invasa dai barbari dal Cattolicesimo, che grazie alla sua luce soprannaturale seppe unire l’elemento romano alla forza germanica (pp. 17-24); nel III cap. scriveva sulla questione dei rapporti tra Cattolicesimo e Modernità riluttante, che cercava di sottrarsi, laicisticamente, all’influsso del primo (pp. 25-50); nell’ultimo e IV cap. illustrava il modo in cui il Cattolicesimo avrebbe dovuto, secondo le direttive del Magistero di PIO XII († 1958), informare la civiltà del secondo dopoguerra (pp. 51-62), direttive ampiamente disattese e combattute dalla filosofia, dal diritto e dalla politica contemporanea, anche democristiana.

Cristianesimo e Diritto Romano

Per quanto riguarda i rapporti tra Cristianesimo e Roma pagana, Ottaviani citava PLINIO IL VECCHIO († 79), che scriveva sulla missione affidata da Dio a Roma antica e all’Italia di condurre tutti gli uomini in un unico consorzio civile e diventare, così, la Patria di ogni popolo (Naturalis historia, III, 3°, 39). Tuttavia, aggiungeva il prelato, tale missione naturale di Roma antica doveva essere perfezionata soprannaturalmente dalla Roma cristiana. Infatti la sola natura sarebbe stata impari a svolgere pienamente tale compito e come insegna San TOMMASO D’AQUINO († 1274) “la Grazia presuppone la natura, non la distrugge, ma la perfeziona”, (S. Th., I, q. 1, a. 8, ad 2); così la Roma cristiana si è formata sulla Roma antica, non l’ha distrutta, ma l’ha perfezionata, temperando e sublimando al tempo stesso l’orgoglio con la Giustizia e l’assoggettamento con la Carità (p. 7).

Fu così che la Roma cristiana compì l’opera della Roma pagana, restaurando e pacificando tutti e tutto in Cristo (“restaurare omnia in Christo”), diventando la Patria spirituale di tutti i popoli del mondo intero (p. 8). Il Cristianesimo in realtà è stato il perfezionatore della Roma antica e non il suo nemico o distruttore, come vorrebbero alcuni pensatori anticristiani (v. N. MACHIAVELLI † 1527 e F. NIETZSCHE † 1900).

Sant’AGOSTINO († 430) insegnava: “O Roma cristiana, tu unisci i cittadini ai cittadini, le Genti alle Genti … non solo in una certa umana Società [come ha fatto la Roma antica], ma anche in un vincolo fraterno di Carità. Tu insegni ai Re come curarsi dei popoli, ammonisci i popoli di obbedire ai Re” (De moribus Ecclesiae Catholicae, c. 30, n. 63).

PIO XII nel 1941 ha specificato: “O Roma cristiana, il Sangue di Cristo è la tua vita: per quel Sangue tu sei grande, e illumini della tua grandezza anche i ruderi e le rovine della tua grandezza pagana, e purifichi e consacri i Codici della sapienza giuridica dei Pretori e dei Cesari. Tu sei la Madre di una Giustizia più alta. Tu sei faro di civiltà, e la civile Europa e il mondo ti devono quanto di più sacro e di più santo, quanto di più saggio e di più onesto esalta i popoli e fa bella la loro storia ” (PIO XII, Messaggio radiofonico al mondo, Natale 1941, in Acta Apostolicae Saedis, ann. XXXIV, pp. 16-18 e 20).

Nei primi tre secoli, quando la Roma antica non aveva ancora accettato il Vangelo, la Chiesa non ebbe un’efficacia diretta sul Diritto Romano. Tuttavia quest’influsso fu indiretto, in quanto durante i primi trecento anni la Chiesa cooperò al rinnovamento dei Costumi, illustrando i motivi supremi del Diritto, giungendo, così, a riformare pian piano le istituzioni giuridiche e persino la Filosofia. Infatti (p. 9) già in SENECA († 65) si ritrovano concetti compatibili con il Cristianesimo, come pure in EPITTETO († 115), MARCO AURELIO († 180) e nel giurista ULPIANO († 228).

Con COSTANTINO († 337) e il trionfo della Chiesa (313-381), la forza soprannaturale della Religione cristiana si manifestò pienamente e direttamente nel correggere le antiche Istituzioni giuridiche romane e nell’informare le nuove con la sua dottrina: i Codici di TEODOSIO II († 450) e di GIUSTINIANO († 565) e specialmente le Novellae giustinianee (528-534) ne sono gremiti.

L’effetto pratico ed oggettivo di quest’azione lo si scorge nel modo di regolare le condizioni degli individui e delle famiglie e il loro rapporto verso lo Stato. L’uomo veniva considerato come creato da Dio e per Dio. Il “nascituro si tenga per già nato; nasciturus pro nato habetur” è uno dei princìpi entrati grazie al Cattolicesimo nel ‘Diritto Romano’. La base di tale principio giuridico è il concetto secondo cui nel feto concepito vi è un’anima infusa da Dio e non può essere soppresso, avendo già diritto all’esistenza (p. 10). Rispetto alla prole nata, di fronte al potere paterno, la Chiesa ha regolato e conciliato l’Autorità e la libertà. I figli hanno anch’essi dei diritti ed il padre non ha più un potere quasi assoluto sulla prole. D’altra parte l’obbedienza dei figli ai genitori è sublimata secondo il principio che ogni Autorità viene da Dio (p. 11). Inoltre poco a poco viene affievolito e poi abolito il concetto di schiavitù, essendo ogni uomo una creatura di Dio, finalizzata a Dio, e non una semplice res sulla quale il  dominus aveva un potere assoluto di vita e di morte, come insegnavano l’antico ‘Diritto Romano’ e ‘Germanico’ (p. 12).

Quanto alla famiglia, MODESTINO (II-III secolo) ed il suo maestro ULPIANO († 228) ritenevano ancora che la sua essenza consistesse nell’atto generativo, quale risultante dell’amore (“affectio maritalis”) e della vita in comune (“consortium vitae”). Ma nel Diritto giustinianeo si sistemò la questione arrivando al concetto secondo cui “le nozze avvengono per il consenso dei due contraenti; nuptiae consensu contrahentium fiunt” (D. XXIII, I, II). Lo stesso concetto era stato concepito dai Padri della Chiesa: vedi S. AMBROGIO († 397) “consensus facit nuptias” (De institutione virginis, c. 6). La coabitazione venne così dichiarata insufficiente a costituire un vero matrimonio. Tuttavia per far trionfare l’indissolubilità del matrimonio ci vollero ancora molti anni. A partire dal “consenso che produce le nozze” quale atto iniziale e costitutivo del matrimonio occorse molto tempo ancora (“natura non facit saltus”) per far entrare nella vita corrente il concetto vissuto che, una volta dato il consenso e prodotto il matrimonio, questo è indistruttibile e irrevocabile (p. 15). Quindi mentre prima, durante la Paganitas, si riteneva che, cessato l’amore maritale, cessasse l’unione coniugale, solo con la luce del Cristianesimo Roma accolse il principio dell’indissolubilità del matrimonio, ma ci volle del tempo (“nemo repente fit optimus”). Il divorzio venne formalmente debellato con GIUSTINIANO (Novellae, 117). Purtroppo in oriente lo scisma aveva affievolito la voce di Roma, per voler esser indipendenti dal Papa rendendosi servi di Cesare anche nelle materie spirituali, perciò tale successo del Cristianesimo venne compromesso (p. 16).

Cristianesimo e Diritto Comune

Quando Roma antica venne invasa dai Barbari (V sec.), la luce della Roma cristiana unì i Romani con i Barbari con la fusione di elementi giuridici corretti alla luce della divina Rivelazione. Il ‘Diritto Ecclesiastico’ in cooperazione con l’antico ‘Diritto Romano’ cementava nel ‘Diritto Comune a Roma e alla Chiesa’ le varie e diverse legislazioni che i Barbari avevano portato con sé.

I problemi sorti al nascere dell’Impero Romano con la fusione di popoli di stirpe e civiltà diverse e l’adattamento dei rapporti  delle varie classi sociali di uno stesso popolo furono risolti da Roma con la sua saggezza di riservare alle armi solo la conquista e la conservazione del territorio conquistato e civilizzato. Mai Roma pensò d’imporre con la forza delle armi la pace interna delle classi sociali di uno stesso popolo o la coesistenza di più popoli in uno stesso Impero (p. 18).

Gli stessi problemi divennero maggiori quando i Barbari invasero Roma antica. Essa si valse della superiorità del ‘Diritto Romano antico’, avendo perso la superiorità bellica, per perfezionare ed amalgamare le leggi dei vari popoli barbarici e riformare le loro istituzioni giuridiche e sociali. Roma conquistata divenne conquistatrice, grazie al suo ingegno, al suo senso del Diritto e della Giustizia. Il ‘Diritto Romano’, ossia dei conquistati, divenne il ‘Diritto’ dei conquistatori, soprattutto grazie all’operato della Chiesa e alla sua forza propulsiva, che la Roma antica aveva consumata. Il Diritto Romano fiorì nei Regni dei Barbari invasori. Infatti i Barbari sdegnavano inizialmente il ‘Diritto Romano’, dato il separatismo e l’istinto di conservazione che li contraddistingueva. La Chiesa, divenendo soprannaturalmente e spiritualmente Vincitrice dei Vincitori, aiutò il Diritto naturale Romano ad informare ed amalgamare i vari popoli barbarici. I Barbari accettarono il principio giustinianeo secondo cui l’Autorità legislatrice è esecutrice della Volontà divina (p. 19). La Chiesa stessa, che aveva mutuato da Roma antica molte istituzioni di Diritto naturale, grazie alla sua Autorità spirituale, che la Roma antica aveva oramai perso di fronte alla forza delle armi dei Barbari, si servì delle Leggi romane antiche, conformi al Diritto naturale, per far rinascere il Diritto Romano (il “Commune Jus Canonicum”, p. 21) e naturale presso i Barbari. Ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio. I Barbari si romanizzarono grazie al Cattolicesimo e ricostituirono l’Impero Romano-Germanico e Sacro ossia Cristiano.

Quando CARLO MAGNO, nella notte del Natale dell’800, ricevette la corona d’Imperatore del Sacro Romano Impero dalle mani del Papa, ricevette e fece suoi anche il Libro dei Canoni o delle Leggi Romane e Cristiane. Il nuovo Impero era sì Germanico, ma anche Romano e Sacro, ossia della nuova Roma, che aveva perfezionato l’antica come la Grazia perfeziona la natura (S. Th., I, q. 1, a. 8 ad 2).  Lo stesso Diritto Romano e naturale, di cui si erano avvalsi i Cristiani per perfezionare la legislazione dell’antica Roma, servì alla Chiesa per civilizzare, romanizzare e cristianizzare i popoli barbarici.

Con il Feudalesimo e il frazionamento dell’Impero, fu sempre ed ancora il ‘Comune Diritto Canonico’ a mantenere l’unità e a sormontare le forze e i diritti particolaristici di qualsiasi autorità minore. La tendenza unitaria imperiale continuava, così, anche nel frazionamento feudale (p. 21). Si avverò la predizione di San LEONE MAGNO († 461) fatta alla Roma dei Cesari diventata Roma di Cristo: “O Roma, sebbene ti sia arricchita di molte vittorie ed abbia portato la forza del tuo governo per terra e per mare; tuttavia ciò che ti ha dato la guerra è minore di ciò che ti ha concesso la Pace Cristiana” (Sermo I in Nativitate Apostolorum Petri et Pauli).

Il Cristianesimo nella Modernità

La Modernità, nata religiosamente con LUTERO († 1546), filosoficamente con CARTESIO († 1650) e politicamente con ROUSSEAU († 1778), ha cercato di sottrarsi alla luce di Roma cristiana.

Quel che di buono resta in essa lo si deve, tuttavia, proprio all’influsso che il Cattolicesimo ha avuto sulla Società, sulle famiglie e sugli uomini.

Il fondamento di ogni Diritto lo troviamo espresso in maniera magistrale già in Sant’AGOSTINO († 430) e poi in LEONE XIII († 1903).

Secondo S. AGOSTINO (De civitate Dei) il fondamento di ogni Diritto consiste in due semplici princìpi: 1°) la Giustizia non è fondata sull’utilità del più potente (un millennio in anticipo l’Ipponate confuta Il Principe di NICCOLÒ MACHIAVELLI  †  1527); 2°) senza Giustizia non vi è vero Potere o Autorità, ma prepotenza o tirannia. Qual è la regola del bene agire sia dell’individuo come dello Stato? Ciò che è conforme al Diritto naturale, che partecipa di quello divino. Al di fuori di ciò vi è l’arbitrio, la prepotenza e la tirannia del singolo e del Potere sociale.

Il papa LEONE XIII nell’Enciclica Immortale Dei (1885) sintetizza i princìpi che regolano i rapporti tra individuo, famiglia e Stato: 1°) l’uomo naturalmente deve vivere in una Società (la famiglia e lo Stato), essendo per natura un animale socievole, non solitario e solìvago; 2°) l’Autorità, conseguentemente, è anch’essa necessaria, poiché senza Autorità non sussiste la Società; 3°) la maniera di esercitare il Potere (monarchico, aristocratico, “democratico” in senso classico) non è unica; l’essenziale è che esso faccia leggi conformi alla Legge naturale e divina; 4°) il Potere è per il bene dei cittadini, non per il proprio tornaconto altrimenti sarebbe Tirannide e non Autorità. Anzi “i Potenti saranno giudicati più severamente” (Sap., VI, 7); 5°) da questi princìpi ne segue, se ben applicati, che il popolo non si ribellerà all’Autorità legittima e la vera Autorità non opprimerà i cittadini o i suoi soggetti; 6°) la Società civile deve “dare a Dio quel che è di Dio”, ossia deve coltivare non solo individualmente, ma anche socialmente e pubblicamente la vera Religione, che è quella fondata da Dio, ossia la Chiesa cattolica; 7°) i rapporti tra Stato e Chiesa devono essere di non-separazione, ma di concordia e subordinazione gerarchica del materiale allo spirituale, in ordine al bene comune dei sudditi (pp. 27-30).

Le Missioni in Paesi colonizzati hanno portato il Vangelo, il Rituale Romano e il Diritto Canonico in quelle Terre una volta pagane nelle quali i Missionari andavano a temperare il rigore dei Conquistatori o Colonizzatori con le regole della Giustizia e della Carità cristiana. Invece, nelle Terre già civilizzate e cristianizzate, la Chiesa ha istituito le prime Università, le scuole popolari, gli istituti ospedalieri e l’assistenza ai poveri (p. 31).

I Concordati tra Chiesa e Stato vanno bene studiati e pesati. Qualcuno dice: “initium Concordatorum, initium dolorum”. Questa frase ha un fondamento nella realtà se ci si riferisce alle origini storiche dei Concordati e alle ragioni pratiche che li hanno resi necessari: le nascenti contese tra Stato e  Chiesa, l’abbandono della subordinazione e della cooperazione gerarchica nella Fede vissuta socialmente, il razionalismo e il laicismo o l’assolutismo incipienti. Questi sono stati i dolori che hanno dato inizio ai Concordati (p. 36).

Invece se si guarda al bene apportato da ogni Concordato alla Società civile, allora si deve dire: “initium Concordatorum, origo bonorum”. Il bene che il Concordato mantiene e preserva nel Paese con il quale esso è stato stipulato è, infatti, enorme. Senza i Concordati, le correnti innovatrici e sovversive dell’Umanesimo, del Rinascimento, del Protestantesimo, dell’Illuminismo, del Comunismo e del Laicismo non avrebbero trovato nessun argine ed avrebbero devastato completamente ogni residuo di ordine individuale, familiare e sociale. “Il sistema concordatario è stato l’antemurale contro il dilagare  del disfacimento delle più elette tradizioni della civiltà” (p. 37). Il primo Concordato è quello di Worms e risale al 1122; da allora la Chiesa ha sempre cercato di stipulare Concordati con i Paesi, che subivano l’influsso dell’arbitrio capriccioso del soggettivismo della Modernità per fissare con piena stabilità i princìpi  giuridici, i quali regolano i rapporti tra Stato e Chiesa ed aiutano i fedeli, che sono anche sudditi dello Stato, a poter vivere la Fede senza impedimenti da parte del Potere civile col quale è stato stipulato il Concordato che lo obbliga al rispetto dei patti (“pacta servanda sunt”).

Il Concordato considerato in sé e nel fine per cui è fatto è una buona istituzione, solo le circostanze storiche e contingenti in cui è nato sono deleterie: lo spirito di autonomia, di autosufficienza e di separazione dello Stato nei confronti della Chiesa, la quale – realisticamente – prende atto della situazione storica esistente e premunisce i suoi fedeli dalle insidie che lo spirito della Modernità potrebbe tendere loro (p. 37). Infatti “non sempre l’ideale” (la cooperazione gerarchica tra Stato e Chiesa pacificamente vissuta) “è reale”. Il perfezionismo o angelismo di coloro che –  errando per eccesso – reputano il Concordato perverso intrinsecamente e segno di cedimento da parte della Chiesa è irrealistico e dunque falso. Infatti la verità è “la conformità dell’intelletto con la realtà”, mentre l’errore è “la difformità dell’intelletto dalla realtà” (ARISTOTELE † 322 a. C.). Se la situazione reale e storica mostra un certo spirito d’indipendenza che si è insinuato nella Società civile, allora la Chiesa deve stipulare un Concordato con questo Stato nel quale i germi della sovversione sono entrati e potrebbero nuocere ai fedeli.

La dottrina politica (secondo il ‘Diritto Pubblico Ecclesiastico’) seguìta da Monsignor Ottaviani è quella controriformistica di San ROBERTO BELLARMINO († 1621) del potere indiretto della Chiesa sullo Stato in temporalibus, ratione peccati.

La dottrina cattolica sui rapporti tra Stato e Chiesa conosce due scuole. I) La prima è di origine medievale e sostiene la Plenitudo potestatis Papae etiam in temporalibus. Vale a dire Cristo, vero Dio e vero uomo, ha un potere – per la sua Natura divina – su ogni cosa di questo mondo creato da Lui. Ma Gesù non ha voluto esercitare il potere diretto nelle cose Temporali e lo ha lasciato ai Prìncipi, perciò il Papa, che è il Vicario in terra di Cristo asceso in Cielo, ha un potere diretto anche nelle cose temporali ma non lo esercita e lo delega ai Prìncipi temporali. Egli ha un potere diretto sulle cose spirituali e interviene indirettamente su quelle temporali qualora siano contrarie alla Legge divina e naturale. Tale tesi è stata insegnata da S. GREGORIO VII († 1085), INNOCENZO III († 1216), INNOCENZO IV († 1254), BONIFACIO VIII († 1303) e vari altri canonisti. II) L’altra tesi è propria della Controriforma (FRANCISCO SUAREZ †1617 e San ROBERTO BELLARMINO †1621) e sostiene solamente il potere indiretto del Papa sulle cose temporali in ragione della difformità delle leggi dello Stato dalla Legge naturale e divina. Mons. Ottaviani segue questa seconda scuola e spiega in poche e brevi righe del libro che stiamo esaminando, quale sia il significato esatto di questo principio del Diritto Pubblico Ecclesiastico: 1°) per il fine temporale non si deve impedire il Fine spirituale o soprannaturale, perché l’inferiore non deve opporsi al superiore ma facilitarlo (p. 39); 2°) perciò la Società civile, che ha come fine il benessere comune temporale, deve aiutare la Società spirituale (la Chiesa cattolica), che ha come Fine la salvezza delle anime; 3°) quindi la Chiesa ha il diritto al potere indiretto nelle cose temporali affinché lo Stato non impedisca con leggi inique la salus animarum  (p. 40).

L’influsso della Roma cristiana sulla Società contemporanea

Questo IV ed ultimo capitolo è stato aggiunto dall’Autore nel 1943 alla conferenza che egli stesso aveva tenuta negli anni Trenta. Oramai il secondo conflitto mondiale aveva preso la piega che portò alla vittoria delle potenze democratiche. Papa PIO XII, vedendo il pericolo di una deriva democraticistica rousseauiana, aveva cominciato ad insegnare i princìpi del vero ordine democratico, nel senso classico, ossia aristotelico-tomistico della parola; princìpi che furono poi disattesi dalla post-modernità e soprattutto dalla “Democrazia Cristiana” (con ROMOLO MURRI † 1944; ALCIDE DE GASPERI † 1954; LUIGI STURZO †1959), che ha contribuito alla laicizzazione e secolarizzazione dell’Italia e dell’Europa, violando tutti i princìpi insegnati da papa Pacelli, servendosi farisaicamente del simbolo della Croce di Cristo.

Mons. Ottaviani riassume l’insegnamento di PIO XII riguardo a quelli  che avrebbero dovuto essere i rapporti della civiltà del secondo dopoguerra con la luce della Roma cristiana perfezionatrice di Roma antica.

La Chiesa può adattarsi alle varietà contingenti e storiche solo rispettando e salvando la Verità (p. 51). Ora con il dopoguerra ci si aspetta un nuovo ordinamento politico, sociale ed economico, che può essere vitalizzato dal Cattolicesimo solo a condizione che rispetti la Verità, la realtà, la Giustizia, il Diritto naturale e la Carità soprannaturale.

Il pericolo per l’Italia e l’Europa è lo stesso che a Monsignor LEROY (missionario nel nord America) fu indicato da un amerindo conquistato dai coloni calvinisti fuggiti dall’Inghilterra e dall’Olanda nel XVII secolo. L’indigeno o indiano d’America, come riporta mons. Ottaviani, aveva detto a mons. Leroy: “I bianchi son venuti qui e vi han fatto commercio, vi han fatto venire navi piene di ogni mercanzia. Tutto ciò va bene! Ma i miei figli non credono più a niente, le mie figlie son diventate randagie, i vecchi non sono più ascoltati” (p. 53). Lo stesso pericolo, commenta mons. Ottaviani, lo corre l’Europa che sta per essere vinta dai figli degli stessi coloni che conquistarono il nord America, per cui “si prepara un conflitto di civiltà, quando la nostra, dimentica di Dio, non vuol essere che laica, e perde ciò che vuol guadagnare: se stessa e le altre. Soltanto il Cristianesimo edifica senza distruggere, acquista senza impoverire, ottiene dandosi” (p. 53).

Tra i princìpi insegnati da Pio XII e riportati dall’Ottaviani mi piace riassumere e riportare i seguenti: 1°) il diritto alla guerra giusta, ossia alla legittima difesa da parte degli Stati come degli individui. “Vim vi repellere licet; è lecito respingere la forza aggressiva con la forza difensiva”.  La Chiesa sa che l’uomo è nato con il Peccato Originale, tende al male e, quindi, non crede alla “Pace perpetua” sostenuta da KANT († 1804). Tale Pace avrà luogo solo nell’al di là (requiem aeternam) e non in questo mondo (bellum continuum). Perciò come insegnava FRANCISCO Suarez († 1617): “si numquam liceret gerere bella, sequerentur mala majora; se non fosse mai lecito difendersi con la guerra, ne seguirebbero mali maggiori” (De Charitate, disp., XIII; De bello, sez. I, n. 3). I neutrali o i pacifisti per principio fanno scoppiare le guerre più rovinose e gli Stati più iniqui potrebbero aggredire impunemente quelli onesti, non temendo la legittima difesa armata contro la violenza assalitrice (p. 54). Dunque da questo primo principio segue che 2°) nel Diritto naturale e cristiano (o Romano antico e moderno) non v’è posto per le lesioni dell’integrità delle altre Nazioni; 3°) non vi è posto neppure per l’oppressione, aperta o subdola, delle peculiarità culturali degli altri Paesi, anche se piccoli ed indifesi; 4°) non v’è spazio per gli egoistici, ristretti calcoli affaristici e finanziari, tendenti ad accaparrarsi le fonti economiche e le materie prime degli altri Stati (pp. 57-61).

Ma, si chiedeva allora PIO XII citato da mons. Alfredo Ottaviani nel suo libro (pp. 61-62), chi può inculcare e far accettare questi princìpi alla Società contemporanea, che vuole allontanarsi dalla  Chiesa, da Cristo e da Dio?

“Questa voce, sapiente e potente per la forza che la Verità ha in sé, può risuonare solo da Roma, perché qui soltanto vi è il centro, la rocca, la Cattedra di salvezza cristiana che il Redentore ha messo a disposizione del mondo, a costo del suo Sangue preziosissimo che purifica, redime e santifica. O Roma cristiana, quel Sangue è la tua vita: per quel Sangue tu sei grande, e illumini della tua grandezza anche i ruderi e le rovine della tua grandezza pagana, e purifichi e consacri i Codici della sapienza giuridica dei Pretori e dei Cesari. Tu sei la Madre di una Giustizia più alta. Tu sei faro di civiltà, e la civile Europa e il mondo ti devono quanto di più sacro e di più santo, quanto di più saggio e di più onesto esalta i popoli e fa bella la loro storia ” (PIO XII, Messaggio radiofonico al mondo, Natale 1941, in Acta Apostolicae Saedis, ann. XXXIV, pp. 16-18 e 20).

d. Curzio Nitoglia

24 settembre 2012

http://doncurzionitoglia.net/2012/09/29/roma-pagana-e-roma-cristiana-secondo-il-cardinale-alfredo-ottaviani/

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