IL PARTITO BAATH IN IRAQ

Il fondatore del Partito Baath iracheno, Michel Aflaq, con il presidente Saddam Hussein, nel 1974

*

 Il Baath in Iraq

●In Iraq l’ideologia baathista penetrò lentamente e con molta difficoltà, forse per la diversa struttura del Paese rispetto alla Siria (1947) e alla Giordania (1949). Molti aderenti della prima ora provenivano dall’Istiqlāl (“Indipendenza“), un partito politico di un certo seguito, che riuniva convinti assertori degli ideali panarabi ed anti-britannici e che, in alcuni casi, avevano flirtato con l’Asse Roma-Berlino-Tokio quando nel corso della II guerra mondiale era sembrato possibile scrollarsi il dominio di Londra in conseguenza della vittoria del III Reich Germanico e dell’Italia fascista[1].

●Anche in Iraq inizialmente, come in Siria, non furono particolarmente numerose le leve che raggiunsero il Baath se nel 1955 il partito contava appena 289 membri (284 musulmani e 5 cristiani) e 25 addirittura di essi non erano neppure nativi Irakeni (ma vi erano anche Giordani, Palestinesi, Libici, Tunisini, Sauditi e  Libanesi).

●La branca baathista irachena nasceva per terza nel 1952, dopo quella siriana originaria del 1947 e quella giordana sorta nel 1949.

●Il primo Comando Nazionale del Baath fu votato nel marzo 1954 e l’Iraq, il Libano, la Giordania e la Siria furono rappresentati rispettivamente in base ad un rapporto 1, 1, 2, 3. Come si vede la Siria ha giocato il primo ruolo (3/1) nel Baathismo, la Giordania il secondo (2/1) e l’Iraq  (1/1) solo il terzo.

●Religiosamente il Baath irakeno era composto dal 48,9% di sunniti, dal 27,3% di sciiti, dal 6,8% di Drusi e dal 17% di cristiani, dato già di enorme interesse in un contesto culturale arabo, che privilegiava negli stessi partiti politici le sole componenti islamiche tradizionali. Soprattutto se lo si paragona a ciò che è successo in Iraq dopo la caduta del Baath di Saddam Hussein, ove i cristiani, che godevano ampia libertà, sono stati perseguitati, martirizzati e costretti all’esilio. La stessa sorte tocca ora ai cristiani siriani, aggrediti dalle orde dei ribelli, che sono per lo più Qaidisti e Jaidisti. Onde si può giustamente parlare di “inverno arabo” e “declino europeo-mediterraneo”.

●Occorre notare pure come fossero già presenti in Iraq due anime: quella “militare” e quella “civile”, entrambe votate a condurre al successo il Baath (6 alti ufficiali delle forze armate su 45), mentre, quanto al livello d’istruzione, notiamo una spiccata presenza di diplomati e laureati e laureandi universitari iscritti al Baath irakeno (45 su 46). Invece la stampa occidentale ci ha parlato (nel 1990/2003 in Iraq) e continua a presentare (nel 20011/2012 in Siria) il Baath come un’accozzaglia di beduini. In realtà i veri “barbari” in Iraq sono stati i militari statunitensi, che hanno depredato i  musei di Bagdad, e, more americano si son fatti fotografare con i piedi sulle antiche scrivanie e la lattina di Coca-Cola in mano. Le stesse scene che i miei parenti hanno visto a Roma “liberata” dai soldati statunitensi nel giugno del 1944 per lo più ubriachi e molestatori di donne e civili. I nuovi barbari, incolti e incivili, hanno saccheggiato la civiltà greco-romana durante la seconda guerra mondiale e stanno depredando in questi ultimi venti anni la culla della civiltà medio orientale (Babilonia, Siria, Mesopotamia ed Egitto).

●In Iraq i sunniti attorno alla fine degli anni Cinquanta crescono man mano in modo abnorme fino a raggiungere l’84,9% dei membri, gli sciiti crollano al 14,2%, i Curdi rimangono stabili e si assiste all’ingresso di un componente del Comando Iracheno di religione cristiana (in percentuale è l’1,9%, essendo 53 i componenti complessivi di quell’organismo). Poi Saddam è riuscito, anche con le maniere forti, a far convivere le quattro diverse identità, che dopo di lui son giunte alla guerra civile, analogamente a ciò che è avvenuto in Jugoslavia dopo Tito. La democrazia in certi Paesi è un’utopia malsana, che porta verso l’anarchia e la jungla. Occorre essere realisti e prendere atto della situazione reale e non “ideale” di certi Paesi, che per storia, cultura, etnia e religione non sono affatto assimilabili democraticamente, ma hanno bisogno di un governo forte ed autoritario[2] per poter convivere. Là ove vi sono etnie e religioni irriducibilmente ostili (Curdi, Sunniti e Sciiti, oppure Bosniaci, Croati, Kossovari e Serbi …) non si può sognare di farle convivere pacificamente lasciandole libere … di scannarsi.

●Se consideriamo che gli Arabi sunniti in Iraq costituivano già all’epoca (fine anni Cinquanta) una minoranza relativamente agli Arabi sciiti (il 28,6% contro il 44,9% ), con un 12,7% di Curdi ed un 6,4% di cristiani, ci rendiamo subito conto che qualcosa di profondo è successo a livello delle strutture di partito Baath in Iraq, Paese in cui si assiste ad un brusco innalzamento dei livelli d’istruzione, con un’età media dei membri del Comitato Regionale, che si pone all’interno della fascia d’età che va dai 20-24 anni. Non era necessario che Bush mandasse i marines a civilizzare Bagdad, come non è necessario che Damasco ed Aleppo siano civilizzate dai mercenari qaidisti foraggiati dalla Cia, e come non era necessario che Franklin Delano Roosevelt (Presidente Usa dal 1932 al 1945) e Harry Spencer Truman (Presidente dal 1945 al 1953) mandassero le truppe americane a civilizzare Roma e l’Europa.

Il Baath e ʿAbd al-Karīm Qāsim

●Il Partito Baath Irakeno partecipò nell’autunno del 1959 al tentativo, fallito di assassinio del neo Presidente irakeno,  generale Qāsim (cui prese parte il giovanissimo Saddam Hussein), nella convinzione di poter in tal modo imprimere una decisa accelerata al processo di costruzione di un’entità panaraba, di fatto rallentata da Qāsim.

●La seconda volta, per tentare di abbattere Qāsim, fu organizzato un piano con l’ausilio di militari, fra cui il generale a riposo Ahmad Hasan al-Bakr, iscrittosi nel 1960 al Baath. Questa volta il complotto riuscì e Qāsim fu trucidato con 5.000 suoi sostenitori, facendo precedere il tutto dall’eliminazione di alcuni esponenti militari comunisti che si temeva avrebbero potuto reagire efficacemente al complotto.

*

*

Il regime dei fratelli ʿĀrif, Saddam Hussein e il colpo di Stato del 1968

●Un colpo di mano del Gen. ʿAbd al-Salām ʿĀrif poneva di lì a poco fine alla contorta vicenda venutasi a creare, allontanando dal potere il generale Ahmad Hasan al-Bakr e il partito Baath in Iraq, ma tale parentesi finì il 17 luglio del 1968, allorché un nuovo colpo di Stato fu portato a compimento dallo stesso Baath, perfezionato dall’intervento di un gruppo di militari che godeva della più grande fiducia da parte del deposto Presidente ʿAbd al-Rahmān ʿĀrif. Il potere, questa volta, veniva gestito in prima ed unica persona dal Baath.

●Già nel 1964 l’astro di Saddam Hussein era sorto accanto a quello del Presidente della Repubblica al-Bakr, che aveva il compito di moderatore all’interno del regime. Il Baath oramai era sempre più controllato dalle ferree mani di Saddam Hussein. In un prossimo articolo vedremo il ruolo del Baath in Siria.

d. Curzio Nitoglia

30 agosto 2012

https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2012/08/30/il-partito-baath-in-iraq/


[1] Alla luce di questa contingenza storica si capisce ancor meglio la differenza tra il Partito Baath “Sociale” piuttosto che “Socialista” nel senso proprio del termine. Il Baath, tra gli anni Trenta/Quaranta, non si schierava con l’Internazionale Socialista o Comunista (Urss) per affrancarsi dalla Gran Bretagna, ma con i Fascismi europei. Per cui più che Partito Nazionale Arabo “Socialista” lo si definisce meglio con l’aggettivo “Sociale”. La parola “Socialista” applicata al Baath come al III Reich non corrisponde in senso stretto alla realtà del Socialismo scientifico, ma piuttosto all’idea di uno Stato sociale, forte, autoritario, in Germania persino totalitario, fondato sulla identità nazionale, fortemente patriottico, sul cameratismo gerarchico tra le varie persone e classi sociali, ma con una piena libertà di iniziativa individuale, di proprietà privata, senza l’ateismo di Stato, il collettivismo sociale e l’odio di classe, che caratterizzano ogni “Socialismo reale”.

[2] La “Forza” e la “Autorità” sono due virtù e non due vizi, lo divengono se degenerano in “crudeltà” e “tirannia”. ‘Autorità’ viene dal latino ‘auctor’ = colui che fa crescere (dal latino ‘augere’), fa avanzare, fa aumentare, muove, dirige, conduce e governa. La democrazia, che è la meno nobile forma di potere dopo la monarchia e l’aristocrazia, può trasformarsi anch’essa in demagogia e raggiungere i livelli massimi di crudeltà e di tirannia.

Annunci
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in ARCHIVIO GENERALE, Articoli don Curzio, Baath, Filosofia, filosofia araba, Formazione di base, Geopolitica di Guerra, Iraq, Islam, Medioriente, Politica, Saddam Hussein, Siria, Strategie belliche e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a IL PARTITO BAATH IN IRAQ

  1. Paolo Ros ha detto:

    La verità rende l’uomo libero.

  2. zaino fernando ha detto:

    devo dire che il vostro sito mi stupisce sempre piu’.passo il mio miglior tempo aleggervi.

  3. Pingback: IL PARTITO BAATH IN IRAQ | don Curzio Nitoglia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...