ATTACCO A DAMASCO

ATTACCO A DAMASCO: È iniziata la guerra?

●Tra il 15 e il 19 luglio l’Onu, gli Usa e l’Europa, hanno cercato d’imporre sanzioni ancor più pesanti contro la Siria, affinché non possa usare armi pesanti, anche se attaccata, ma Mosca e Pechino hanno opposto il veto  poiché “la nuova risoluzione aprirebbe le porte all’intervento militare”. Gli Usa hanno risposto che “cercheranno di risolvere la crisi siriana al di fuori dell’Onu” (cfr. La Stampa, 20. VII. 2012, p. 12), vale a dire favorendo indirettamente un’invasione della Siria, ossia una vera e propria guerra di aggressione e non più una “guerra civile” come veniva chiamata, non senza un pizzico di ipocrisia, sino a ieri.

●Puntualmente il mercoledì 18 luglio vi è stato l’attentato mirato e chirurgico, nel cuore del Quartier Generale di Damasco che ha ucciso il Generale Capo dei Servizi Segreti siriani, il Ministro della Difesa e quello degli Interni; poi  la notte tra il giovedì 19 e il venerdì 20 luglio è scoppiato in grande stile l’attacco contro la Siria, che non è più una guerra civile, ma una vera e propria invasione da parte di potenze estere, mediante la manovalanza 60 mila “Contras”, soprattutto libici, diretta da Stati Uniti e Francia. Il giornalista Thierry Messian spiega (cfr. http://syrianfreepress.wordpress.com/2012/07/21) che tale operazione, chiamata in codice “Vulcano di Damasco”, «è destinata a spezzare non solo al-Assad, ma l’esercito siriano per meglio assicurare il dominio di Israele e degli Stati Uniti in Medio Oriente. […]. Essa è diretta dalla Nato e posta sotto il comando turco, con al-Qaida, il Qatar e l’Arabia Saudita come coadiutori» (Ivi). Mosca, il Venezuela, Teheran e Nasrallah (il capo degli Hezbollah del Libano) hanno espresso solidarietà alla Siria. «Il combattimento – prosegue Messian – è durato 10 ore ininterrottamente, l’esercito siriano ha risposto con fermezza, ma anche con prudenza per non colpire i civili siriani, di fronte ad una invasione straniera occulta. Anche l’aviazione siriana è entrata per la prima volta in azione per distruggere le colonne dei Contras diretti verso Damasco. […]. Tutti si aspettano che un analogo attacco venga rilanciato nella notte tra giovedì 26 e il venerdì 27 luglio» (Ivi).

●Damasco ha risposto, dopo aver ristabilito l’ordine: «in caso di attacco esterno, useremo tutte le nostre armi, ossia a gas e batteriologiche. […]. Tuttavia l’Occidente ha già studiato un piano segreto per neutralizzare la minaccia siriana» (Corriere della Sera, 24. VII. 2012, p. 14). Naturalmente Usa e Israele accusano l’Iran di fornire armi alla Siria via Iraq ed hanno chiesto al nuovo Iraq post Saddam di chiudere le frontiere con la Siria (Ivi).

●Tuttavia proprio in quei frangenti vi sono stati vari attentati in Iraq, che hanno causato un centinaio di morti e che hanno fatto capire all’Occidente quanto sia rischioso impantanarsi in una guerra  contro la Siria dopo l’esperienza irakena e afghana (cfr. Il Foglio, 24. VII. 2012, p. 3, “Il sapore irakeno a Damasco”).

●Ma la guerra occulta e sotterranea continua. Infatti il New York Times ripreso da Il Messaggero (23. VII. 2012, p. 13) scrive che «agenti della Cia sono stati inviati in Turchia. Guerra a Damasco ed Aleppo. Ankara invia armi al confine. […]. La Turchia ha inviato addirittura batterie di missili terra-aria e veicoli per il trasporto truppe, […] mentre le armi arriverebbero all’esercito siriano, secondo fonti occidentali, da Russia e Iran. […]. L’Amministrazione Obama ha, per il momento, abbandonato la politica prudente per una soluzione negoziale ed ha aumentato gli aiuti ai ribelli e raddoppiato gli sforzi per mettere assieme una coalizione di Paesi per costringere Bashar al-Assad a lasciare il potere. Il ‘NYT’ scrive che gli Usa si starebbero consultando con la Turchia e Israele […] mentre un piccolo numero di agenti della Cia starebbe operando segretamente al sud della Turchia, ai confini con la Siria,  da diverse settimane». La notizia dell’uso delle armi non convenzionali ossia della guerra batteriologica da parte di Damasco è stata ripresa da tutta la stampa anti-siriana e in particolar modo dal Corriere della Sera (24. VII. 2012, p. 14), il quale scrive come gli Usa siano passati «da una fase piuttosto prudente ad un intervento più esteso, ma sempre in secondo piano [apparentemente, nda] rispetto a quello di altri attori: Qatar, Arabia Saudita e Turchia».

●Israele non sta alla finestra con le mani in mano, anzi la Repubblica (24. VII. 2012, p. 17) titola: «Israele, la minaccia di Netanyahu: “Non escludo un’azione militare”. Il governo israeliano lancia una campagna sul coinvolgimento di Hezbollah e Iran nel terrorismo globale. […]. Israele è pronto a ricorrere ad un attacco militare per impedire che le armi chimiche siriane passino di mano. Droni americani e agenti dell’intelligence americana e israeliana sono all’opera 24 ore su 24. […]. Per Israele è una grande minaccia, ha detto Netanyahu […]. Il Ministro della Difesa Ehud Barak è stato ancora più esplicito: “Ho ordinato alle forze armate israeliane di tenersi pronte per una situazione in cui dovremo decidere se ricorrere ad un attacco”, ha detto alla radio di Tzahal. […]. Israele potrebbe perciò prepararsi a bombardare convogli di armamenti che si muovono nell’area»[1].

●Ultimamente (24-25 luglio) la guerra si è spostata da Damasco verso Aleppo, la Milano siriana, ossia la “capitale economica”, vicina alla frontiera turca (circa 50 km). La stampa “politicamente corretta” ha ogni tanto un “mezzo” sussulto di “onore” e dice una “mezza” verità. Fausto Biloslavo su il Giornale (26. VII. 2012, p. 12) scrive: «Gli estremisti dietro la rivolta. […]. Al Qaida al fianco dei ribelli. […].  Ora i terroristi puntano a creare uno Stato islamico. […]. In alcuni video dei ribelli su YouTube uomini armati e mascherati si proclamano combattenti dell’Esercito Siriano Libero, ma alle loro spalle sventola la bandiera nera di Al Qaida. […]. Ieri un prelato di Aleppo ha raccontato via telefono che circolano nella città bande armate con la bandiera nera di Al Qaida. […]. Il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha detto che “per Assad si vuole evitare la fine di Gheddafi”», non si capisce bene se sia un augurio o una minaccia, a me pare più verosimile la seconda ipotesi. (cfr. http://www.faustobiloslavo.eu). Infine il Corriere della Sera (26. VII. 2012, p. 15) ci informa che «Ieri ad Aleppo è stata un’altra giornata di passione, con oltre 50 morti», mentre i Tank di Assad marciano verso la città.

●Per concludere segnalo tre interessanti articoli sul ruolo che Israele ha in questa guerra e su come lo presenta all’opinione pubblica, facendosi passare per vittima, mentre in realtà ne è l’ispiratore principale, il quale spinge gli Usa riluttanti alla guerra totale, come si è visto nel corso dei tanti articoli sulla Siria e a partire dalle citazioni delle stesse dichiarazioni di Netanyahu, Ehud Barak e Liebermann. Il primo articolo è di Fiamma Nierenstein, “Gli estremisti uniti solo dall’odio verso Israele” (il Giornale, 20. VII. 2012, p. 14), in cui l’autrice si auspica che America e Israele “tolgano quelle armi dalla circolazione, a un costo che comunque sarebbe minore di un eccidio in Medio Oriente”. Ma il costo è la terza guerra mondiale e nucleare, come tutti ammettono. Il secondo è un’intervista all’Ambasciatore d’Israele a Roma Naor Gilon “Israele saprà sempre reagire al terrorismo” (Il Messaggero, 20. VII. 2012, p. 6). Il terzo articolo è di Vittorio Dan Segre “Ecco perché è riesploso l’odio per Israele” (il Giornale, 23. VII. 2012, p. 13), in cui scrive che “la teoria di Obama secondo la quale stendendo la mano al mondo arabo questo diventa meno antioccidentale ed antiamericano si è dimostrata fallace. È irresponsabile pretendere da Israele di fare concessioni ai Palestinesi[2]. In breve non si tende la mano al mondo arabo, lo si colpisce con i piedi e basta, “Palestina docet!”.

●A questo punto ci si interroga, ma non aveva forse ragione lo studioso israelita Bernard Lazare quando – nel 1849 – scriveva nel suo libro L’Antisémitisme. Son histoire et ses causes, (rist., Vienne, Documents et témoignages, 1969, tr. it., Verrua Savoia, CLS, 1998) «ovunque si son stabiliti gli Ebrei […], si è sviluppato l’antisemitismo. […]. Il popolo ebraico è malvisto da tutti i popoli presso i quali si è stabilito. […]. Gli Ebrei stessi causarono i loro mali, poiché generalmente l’ebreo è un essere non socievole» (pp. 11-17). “Chi è causa del suo mal pianga se stesso!”, recita il proverbio.

d. Curzio Nitoglia
26 luglio 2012
https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2012/07/29/attacco-a-damasco/


[2]  “Il giallo della morte di Arafat. Forse avvelenato da polonio radioattivo, come l’ex spia russa Aleksandr Litvinenko ucciso a Londra nel 2006. […]. Le analisi hanno accertato la presenza di polonio-210 in misura elevata e anomala nei vestiti, nella kefiah e persino nello spazzolino da denti del leader palestinese. […]. Israele, che è visto come il principale sospettato della misteriosa malattia  che ha ucciso Arafat, ha cercato di distanziarsi dalla sua morte. […]. Il polonio-210 era probabilmente contenuto – dice una fonte dell’intelligence a Repubblica – nel kebab che Arafat mangiò la sera del 12 ottobre 2004 ”  (la Repubblica, 5. VII. 2012, p. 15).

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