IL SILLABO TOMISTA – Commento alle XXIV Tesi del tomismo: 7a Tesi (la creatura spirituale)

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VII Tesi del Tomismo: la creatura spirituale

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“La creatura spirituale nella sua essenza è totalmente semplice, ma in essa resta una duplice composizione: di essenza con essere e di sostanza con accidenti ”[1].

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●Sino ad ora abbiamo visto come ogni ente creato è composto di materia e forma, potenza e atto, essenza ed essere, accidenti e sostanza. In questa VII Tesi studiamo la creatura puramente spirituale (l’angelo o Ministro di Dio), senza materia. In essa perciò resta solo la composizione di potenza/ atto, essenza/essere, sostanza e accidenti. Solo Dio è Atto puro da ogni composizione di potenza, essenza/essere, sostanza/accidenti. Egli è l’Essere stesso sussistente, la cui essenza è l’Essere. L’angelo invece è composto di essenza che riceve da Dio l’essere, come la potenza riceve l’atto, ma nell’angelo l’essenza è semplice, non vi è composizione di materia e forma, poiché è una forma pura da ogni materialità, anche rarefatta, come insegna San Bonaventura. La natura angelica in se stessa è semplice e senza commistione di materia. Tuttavia è in potenza rispetto all’essere come atto ultimo; infatti l’angelo è pur sempre una creatura che non è il suo stesso essere, ma lo partecipa ab Alio ossia da Dio. Quindi la composizione reale tra essenza ed essere si applica anche all’angelo ed è la soluzione per dimostrare la sua piena e perfetta spiritualità (essenza semplice, sine materia) contro la composizione ilemorfica e nello stesso tempo la sua dipendenza (distinzione tra essenza e essere) da Dio, il quale solo è il suo stesso Essere. Solus Deus est suum Esse. L’essenza angelica pur essendo in se stessa semplice è in potenza rispetto a l’atto di essere.

●Quindi l’angelo non è il suo Fine ultimo, ma è una creatura che, pur essendo priva di corpo e totalmente spirituale, dipende da Dio ed è ordinata a Lui. Lucifero peccò volendo negare questa subordinazione e dipendenza da Dio pensando di potere bastare a se stesso e di essere il suo Fine ultimo. Parvus error in principio fit magnus in fine.

●Essendo composto di sostanza e accidente l’angelo, non è neppure il suo agire; anche se nell’angelo la sostanza permane incorrotta poiché spirituale, l’accidente actio inizia e finisce. Perciò l’operazione angelica (per esempio l’assistenza del nostro angelo custode, l’essere inviati come messaggeri agli uomini e il ritornare a Dio) è un accidente che è realmente distinto dalla sostanza angelica e sussiste in essa (“id cui competit inesse in alio tamquam in subiecto inhaesionis”). Inoltre anche la facoltà spirituale (capacità di agire) angelica che sta alla base di ogni operazione è realmente distinta dalla sostanza e dall’azione dell’angelo. Infine l’angelo ha anche l’accidente relazione (esse ad aliud/Ministro di Dio), che lo mantiene in dipendenza rispetto a Dio[2].

●L’angelo perciò è la creatura più nobile poiché la sua essenza in sé è incorruttibile ed immortale, in quanto non è composta di materia e forma, tuttavia è in potenza quanto all’esse ut actus ultimus, ossia dipende da Dio dal quale riceve l’essere, è ordinato o in relazione (esse ad aliud) a Lui e non è il proprio Fine ultimo, poiché l’agire angelico è realmente distinto dalla sua sostanza.  Poi vi è il mondo corporale che conosce anche la composizione di materia e forma. L’uomo ha un corpo corruttibile e mortale, ma una forma o anima spirituale, che è incorruttibile e immortale. Più in basso vi sono gli enti che hanno solo una forma sensibile (animali, vegetali, minerali), la quale è corruttibile e mortale.

●Queste prime sette Tesi riassumono la metafisica tomistica e ci provano in maniera apodittica la distinzione tra Dio e le creature, la trascendenza assoluta di Dio e l’imperfezione o composizione delle creature compreso l’angelo. Esse ci spingono ad adorare Dio, vero unico Fine ultimo della nostra vita, e a fare buon uso delle creature. Chi si allontana da queste e quindi dalla metafisica tomistica (negando la distinzione reale tra potenza/atto, essenza/essere, accidente/sostanza) non lo fa senza “correre gravi pericoli”, come ha insegnato San Pio X, non solo in filosofia ma anche, e di conseguenza, in teologia. Come si vede la metafisica tomistica è la “via sicura per giungere alla verità” (Benedetto XV) e il baluardo inespugnabile da qualsiasi errore (“tolle Thomam et dissipabo Ecclesiam”). Soprattutto oggi in tanta confusione dottrinale occorre ritornare a San Tommaso e alla filosofia dell’essere come atto ultimo di ogni essenza, per non essere risucchiati nel vortice degli errori dogmatici e morali, che ammorbano il mondo intero, non escluso l’ambiente ecclesiale.

 d. CURZIO NITOGLIA

27 aprile 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/7a_tesi_tomismo_commento.htm

 

 


[1] Cfr. S. Th., I, qq. 50-64; De spiritualibus creaturis, a. 1.

[2] Quodlib. VII, a. 10, ad 4um.

 


 

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