IL SILLABO TOMISTA – Commento alle XXIV Tesi del tomismo: 5a Tesi (la sostanza e l’accidente)

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V Tesi del Tomismo: la sostanza e l’accidente

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In ogni creatura vi è composizione reale di sostanza e accidenti. Questa composizione non sarebbe comprensibile se l’atto di essere non fosse ricevuto in un’essenza realmente distinta da lui [1].

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●Sinora le Tesi del Tomismo hanno analizzato la prima e fondamentale composizione cui è sottomesso ogni ente creato, vale a dire la composizione e distinzione reale tra atto e potenza ed essere ed essenza. L’ente però può essere diviso anche in accidente, che ha bisogno di un soggetto cui inerire, e sostanza che fa da soggetto all’accidente. 

  ●La sostanza si definisce “id cui competit esse in se et non in alio tamquam in subiecto inhaesionis” (ciò cui appartiene di essere per sé e non è soggettata in altro). Per esempio il sasso, l’albero, il cane, l’uomo, l’angelo non è soggettato in un altro ente, ma è in sé e per sé (anche se riceve l’essere ab Alio, ossia è creato da Dio). Invece gli accidenti (il calore, il colore, la grandezza …) non sono in sé e per sé, ma sono soggettati nel sasso, nell’albero, nell’uomo; perciò oltre ad essere ab Alio sono anche in alio et non per se. Vi è un sasso caldo e uno freddo o lo stesso sasso passa dal freddo (durante la notte) al caldo durante il giorno, non vi è il calore in sé, la bianchezza in sé.   Il calore, se non avesse un sasso o un’altra sostanza cui inerire, non potrebbe sussistere, perciò l’accidente si definisce “id cui competit inesse in alio et non in se tamquam in subiecto inhaesionis” (ciò cui appartiene inerire in un altro soggetto e non in se stesso). Per cui la sostanza sta sotto (“sub-stat”) l’accidente, il quale aderisce (“accidit” da “ad-cedere”) alla sostanza; insomma l’accidente è un qualcosa di precario, insussistente, cioè incapace di essere in sé e per sé e quindi deve sopravvenire o inerire ad un altro ente più consistente che è la sostanza, la quale fa da soggetto all’accidente. Tuttavia l’accidente non è qualcosa di inutile, ma integra e perfeziona, anche se solo accidentalmente e non essenzialmente, la sostanza (per esempio l’accidente ‘medico’ o ‘padrone’ integra in maniera secondaria la sostanza umana di Antonio, mentre l’anima dà l’essere primo o sostanziale al suo corpo). La sostanza è un soggetto per se sussistente (ma non a se, solo Dio è a Se ossia non riceve l’essere da nessuno, ma è il suo stesso essere per sua natura, invece la sostanza creata sussiste per sé come il sasso o l’uomo, ma riceve l’essere ab Alio ossia da Dio).

  ●La sostanza fa da soggetto a 9 accidenti o “predicamenti” (sono le 10 “categorie”). Per ricordare tutti e nove gli accidenti vi è una filastrocca in latino che aiuta a memorizzarli. “Arbor sex servos calore refrigerat hustos, cras ruri stabo, sed tunicatus ero” (un albero refrigera sei servi arsi dal calore, domani andrò in campagna, ma sarò vestito).

Arbor è la sostanza per se sussistente, Sei la quantità, Servi è la relazione (tra servo e padrone), Calore è la qualità (caldo o freddo), Refrigerat è l’azione (di rinfrescare), Hustos è la passio o il ricevere e  patire (la calura), Cras è il tempo, Ruri il luogo, Stabo (essere in piedi) è il sito, Tunicatus vestito con tunica.

  ●L’accidente si divide in: a)accidente reale” o predicamentale, (una delle 10 categorie o “predicamenti”); esso inerisce fisicamente, realmente e ontologicamente alla sostanza (per esempio la bianchezza al muro, il calore al sasso, il freddo all’acqua, il peso all’uomo); in breve l’accidente predicamentale è un modo reale di essere; b) “accidente logico” o predicabile, è una maniera di predicare o attribuire un predicato ad un soggetto, senza mutare la sua natura (per esempio se dico che Giovanni è filosofo o medico non cambio la sua natura umana in maniera sostanziale, ma solo accidentale: Giovanni resta sempre uomo anche se non è filosofo o medico). I “predicabili” sono 5, dei quali solo gli ultimi due sono accidenti: genere, specie, differenza specifica, “proprio o accidente necessario” e “accidente contingente”. Per esempio posso affermare che Antonio è animale (genere), umano (specie), razionale (differenza specifica), educabile (capacità di essere educato, di capire: è un accidente proprio o necessario, che deriva necessariamente e direttamente dall’essenza di Antonio, ma non è l’essenza, è solo una proprietà o accidente necessariamente congiunto all’essenza), alto o basso (accidente contingente, il quale può essere così o colà senza apportare modifiche rilevanti: è del tutto contingente alla sua natura se Antonio è alto o basso). Come si vede di questi 5 modi di attribuire un predicato ad un soggetto solo il “proprio” e il “contingente” sono accidenti. Bisogna inoltre ben distinguere il modo reale e fisico di essere (predicamento) dal modo logico di asserire qualcosa di qualcuno (predicabile). 

  ●L’esperienza ci fa constatare che vi è un soggetto il quale permane (il sasso, l’albero, il cane, l’uomo, l’angelo) mentre vi sono dei fenomeni che passano e mutano, dal caldo al freddo, da 5 a 6, da servo a padrone, da oggi a domani, da  seduto a in piedi … L’esperienza conferma l’esistenza della sostanza e degli accidenti e la loro distinzione reale.

  ●La negazione della distinzione tra sostanza e accidente segnerebbe la fine della metafisica e la morte dell’intelligenza. Infatti la metafisica studia l’essere e l’essenza che stanno sotto gli accidenti o fenomeni sensibili. Senza sostanza tutto è fenomeno e si cade nel sensismo o fenomenismo, che rappresenta la morte della metafisica e dell’intelligenza, la quale legge dentro (“intus-legit”) le apparenze o i fenomeni la loro sostanza ed essere. Se vi sono solo fenomeni, non vi è posto per la metafisica (filosofia dell’essere) e l’intelletto (che conosce l’essenza intelligibile delle cose sensibili), basta la sensibilità, che contraddistingue la vita e conoscenza puramente animale o sensibile. Invece se vi fosse solo sostanza, essa sarebbe totalmente immobile e si negherebbe l’evidenza del divenire delle cose attorno a noi e in noi stessi.

  ●L’ultima parte della V Tesi si rifà alla IV sulla distinzione reale tra essenza ed essere in ogni ente creato. Se l’essenza coincidesse con l’essere essa sarebbe completata ultimamente e assolutamente e non potrebbe ricevere nessuna altra forma neppure accidentale. Invece l’essenza è distinta dall’essere ed è in potenza rispetto ad esso, sia come essere sostanziale o primo sia come essere accidentale o aggiunto, il quale dà ulteriori perfezioni che attuano l’essenza in maniera accidentale.  L’accidente non attua la sostanza completa che dice atto, ma l’essenza, che dice potenzialità.  Infatti, mentre l’essere sostanziale e l’essere accidentale sono ricevuti da un soggetto comune che è l’essenza realmente distinta dall’essere sostanziale e accidentale, se l’essenza fosse il suo stesso essere come atto ultimo, ultima actualitas omnium essentiarum e perfezione di ogni altra perfezione, non vi sarebbe nessuna forma e mutazione accidentale: l’accidente verrebbe o assorbito nell’essere sostanziale o negato ed ogni cambiamento sarebbe sostanziale, il che è contrario all’evidenza dei fatti e “contro il fatto non vale l’argomento”. Per esempio  l’essenza umana riceve l’essere sostanziale umano e dà luogo ad una persona e l’essere accidentale di servo, padrone, dottore, alto, grasso …[2]. Invece come l’essenza sta all’essere così la sostanza sta all’accidente che la perfeziona in maniera successiva, precaria, non persistente, secondaria e accidentale.

  ●S. Tommaso riprende la definizione aristotelica di sostanza, ma aggiunge, sorpassando lo Stagirita, che l’essere è distinto realmente dall’essenza di un ente (S. Th., I, q. 3, a. 5, ad 1): l’essere è l’atto ultimo dell’essenza la quale è atto primo e per rapporto all’essere dice potenza. L’essere è l’elemento ultimamente determinante, che attuando l’essenza la fa esistere come ente completo ed esistente in atto, il quale può essere modificato solo accidentalmente essendo già compiuto sostanzialmente. L’ente completo o sostanziale è un’essenza che ha ricevuto l’essere sostanziale e l’essere accidentale.

  ●Se si nega la distinzione di accidente e sostanza, le conseguenze finali sono catastrofiche. In filosofia: il fenomenismo, l’uomo coinciderebbe con l’animale; in teologia: si negherebbe la transustanziazione (passaggio dalla sostanza del pane alla sostanza del Corpo di Cristo, mentre gli accidenti permangono immutati) poiché non ci sarebbero più accidenti e sostanza nel pane e nel vino  consacrati e quindi vi sarebbe solo una ‘companazione’, come voleva Lutero. 

d. CURZIO NITOGLIA

13 aprile 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/5a_tesi_tomismo_commento_xxiv.htm



[1] Cfr. Summa contra Gentiles, lib. I, cap. 23; lib. II, cap. 52; De Ente et Essentia, c. 7; S. Th., I, q. 3, a. 6.

[2] Cfr. Summa contra Gentiles, lib. II, cap. 52.


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