LA VERA SITUAZIONE IN SIRIA

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● Finalmente anche la stampa politicamente corretta si è svegliata e comincia a parlare in maniera più chiara sulla situazione che si è creata in Siria. Per esempio la Repubblica (21 marzo 2012, p. 19) ha scritto: «Rapimenti, torture, esecuzioni sommarie non sono un’esclusiva delle forze di sicurezza siriane, ma anche l’opposizione ha fatto ricorso a pratiche criminali. Ora, avverte ‘Human Rights Watch’, l’organizzazione umanitaria con base a New York, “Le tattiche brutali dell’esercito siriano non possono giustificare gli abusi dell’opposizione contro i loro avversari”. […]. Vi è il pericolo che tutto ciò degeneri in un conflitto a sfondo settario». Il Corriere della Sera (21 marzo 2012, p. 23), collegando l’attacco alla Siria con quello all’Iran, scrive che «Il New York Times ha rivelato ieri [20 marzo] che “il Pentagono ha scelto una simulazione che doveva prevedere le conseguenze di un attacco israeliano. La risposta è stata piuttosto fosca. Gli Usa verrebbero risucchiati nel conflitto e potrebbero perdere diverse centinaia di militari. Magari l’intero equipaggio di una nave colpita per ritorsione dagli iraniani. L’esito del test virtuale ha suscitato grande preoccupazione al Pentagono. […]. Uno strike d’Israele avrebbe ripercussioni drammatiche».

● D’altra parte alcuni siti di contro informazione (‘Effedieffe.com’ e ‘SirianFreePress.net’ più canali video correlati 1 e 2) stanno facendo conoscere in maniera più approfondita anche in Italia la reale situazione siriana. Cito alcune notizie riportate in essi ed esorto i lettori a visitare questi siti, per approfondire la questione, che è di fondamentale importanza in sé e per le conseguenze che ne scaturiranno in caso di invasione della Siria da parte delle forze occidentali (Usa, Nato, Israele).

● La dottoressa siriana NADIA KHOST (autrice di molte opere sul patrimonio culturale della civiltà araba) scrive che adesso che il regime siriano ha ripreso il sopravvento e sta dando gli ultimi colpi alla «resistenza», gli arrestati cominciano a confessare sinceramente e ne esce un quadro alquanto diverso dalle cronache della stampa occidentale. «Hanno assassinato uomini d’affari e professori d’università. Ora sappiamo che ciascuno di noi può morire in caso di attacco delle bande armate».

● Ora emerge che l’esercito di Assad ha risposto a gravissime provocazioni ed è spesso intervenuto per proteggere la popolazione. Invece la stampa occidentale lo aveva accusato – come era avvenuto in Libia – di aggressioni immotivate e feroci e continua a farlo.

● Via via che la gente normale viene liberata dall’incubo dei «liberatori», racconta com’era la vita nei territori «liberati»: «Nei quartieri che controllavano, le bande armate hanno impedito ai bambini di andare a scuola, hanno ucciso operai che si recavano al lavoro, hanno vietato ai contadini di andare a seminare sulla propria terra e alle centrali elettriche di rifornirsi; hanno rubato ambulanze, si sono impadroniti di automezzi di privati e delle municipalità. Hanno distrutto la vita dovunque si sono installati».

● Uno dei ribelli arrestati a Baba Amra ha ammesso d’aver assassinato almeno cinquanta persone e violentato decine di donne. Si considera un buon musulmano, perché (racconta la Khost) «degli sceicchi wahabiti dell’Arabia Saudita, così come lo sceicco di Al-Jazira Kardawi, pronunciano delle ‘scomuniche’ che legalizzano l’assassinio di cristiani, drusi oltreché dei sunniti favorevoli al governo» siriano. «Le bande siriane che eseguono queste ‘scomuniche’ ricevono fondi dai wahabiti del Katar e dell’Arabia Saudita, insieme alle droghe, che l’armata regolare siriana confisca in grande quantità insieme alle armi».

● L’armamento trovato ai ribelli sconfitti merita un capitolo a parte: «obici, mitragliatori di ogni genere, bombe assordanti, obici anti-carro, visori notturni, giubbotti anti-proiettile, materiale di trasmissione sofisticato», insieme a «valute occidentali e israeliane, diversi passaporti».

● «L’obbiettivo di questo terrorismo», scrive Nadia Khost, «è frantumare la società siriana, infliggere perdite all’esercito, fare a pezzi la Siria, paralizzare la produzione agricola, industriale, artigianale. Distruggere la struttura dello Stato».

● È un’analisi che coincide con l’allarme che da mesi lancia MADRE AGNES-MARIAM DE LA CROIX, carmelitana, superiora del convento di San Giacomo l’Interciso, su tutti i mezzi cattolici specialmente francesi, inascoltata. Ne ha parlato anche Sergio Romano sul Corriere della Sera circa dieci giorni fa. La stessa Madre Agnes-Mariam ha riferito ai ricercatori di una commissione francese che, nella orribile giornata del 6 dicembre, ad Homs «liberata», più di cento persone «sono state ammazzate in combattimenti interconfessionali […] ci sono state scene spaventose, donne violentate, seni tagliati, persone trucidate e troncate a pezzi».

 

● Tre valenti giornalisti di Al Jazeera, praticamente tutto l’ufficio di Beirut, si sono dimessi denunciando le falsificazioni dell’emittente sulla tragedia siriana, la censura ai loro reportage che documentavano ciò che non andava documentato, e le pressioni subite dal proprietario, l’emiro del Katar. Diamo almeno i nomi: Ali Gashem, inviato speciale da Beirut in Siria, il direttore dell’ufficio Hassan Shaaban, e il produttore.

 

● Accuse di reportage falsi e video «fabbricati» sulla Siria, allo scopo di screditare il regime, sono venute da più parti, non solo contro Al Jazeera, ma contro la ‘CNN’ e la ‘BBC’. Molte scene di bombardamento della città-martire di Homs da parte dell’esercito siriano sono state messe in dubbio dal giornalista investigativo RAFIK LOTF, che ha esaminato i video: in molti casi, le nubi di fumo nero che si elevano dai palazzi sarebbero pneumatici incendiati sui terrazzi …

 

(altri video sono visionabili ai correlati canali video 1 e 2)

● Tre dirigenti del blocco anti-Assad, o Consiglio Nazionale Siriano, se ne sono andati sbattendo la porta. Si tratta di HAITHAM AL-MALEH, KAMAL AL-LABWANI e l’attivista dei diritti civili, la cristiana CATHERINE AL-TELLI. Labwani ha spiegato: «non vogliamo essere complici del massacro del popolo siriano», accusando il Consiglio di «essere legato a progetti stranieri che puntano a prolungare la battaglia in attesa che il Paese sia trascinato nella guerra civile».

● Infine, una fonte insospettabile il «Centre Français de Recherche sur le Renseignement», un gruppo d’intelligence privato allestito da vecchi dirigenti del ‘DST’, insieme al «Centre International de Recherche et d’Études sur le Terrorisme & l’Aide aux Victimes du Terrorisme», hanno condotto una inchiesta sul terreno. Il titolo del loro rapporto: «Siria, una libanizzazione artificiale», già dice molto di quel che hanno appurato. Ma il testo merita una lettura integrale. (Cfr. www.cf2r.org). Senza lesinare critiche al regime siriano e alla sua gestione della crisi, il rapporto francese denuncia «la falsificazione orchestrata degli eventi, il gioco degli attori stranieri che perseguono, attraverso il loro sostegno agli oppositori, obbiettivi di politica estera che nulla hanno a che vedere con la situazione interna del Paese».

● Gli ex agenti dei servizi di Parigi inquadrano la rivolta nella nuova politica americana in Medio Oriente, politica che è stata battezzata come «instabilità costruttiva». Tale strategia, dicono, «posa su tre principi: creare e gestire conflitti a bassa intensità – favorire lo spezzettamento politico e territoriale – e promuovere il settarismo, se non la pulizia etnico-confessionale».

● Il concetto e la tecnica di «instabilità costruttiva» sono stati elaborati, dicono i francesi, dai centri neoconservatori americani. E citano al proposito una analisi condotta da ROBERT SATLOFF, l’ebraico direttore del ‘WINEP’, Washington Institute for Near East Policy (un braccio molto influente della lobby israeliana), datato 15 marzo 2005. Dove Satloff scriveva che «gli americani non hanno interesse alla sopravvivenza del regime di Assad, regime minoritario che si regge sull’intimidazione».

● Questa politica israelo/americana, dicono gli agenti francesi, «è stata largamente influenzata da una direttiva di ODED YINON, alto funzionario del ministero degli Esteri israeliano, datata febbraio 1982, dove si delinea il progetto geo-strategico di frammentare l’insieme medio-orientale in unità le più minuscole possibile fino allo smantellamento puro e semplice degli Stati vicini ad Israele».

● Si tratta dell’articolo apparso sulla rivista ebraica «Kivunim», stampata dal Dipartimento propaganda della ‘Organizzazione Sionista Mondiale’. Il rapporto francese ne cita un passo: «La decomposizione del Libano in cinque province prefigura la sorte che attende l’intero mondo arabo, compreso Egitto, Siria, Iraq e la penisola araba […]. La disintegrazione della Siria e dell’Iraq in province omogenee, dal punto di vista etnico e religioso, è l’obbiettivo prioritario di Israele a lungo termine ed a breve, l’obbiettivo è la dissoluzione militare di questi Stati. La Siria si dividerà in più Stati secondo le linea di frattura delle comunità etniche».

● Per ora il piano ha avuto una battuta d’arresto. Le bande armate sono state sconfitte, e con esse i loro manovratori internazionali. L’Iran ha affiancato efficacemente il regime siriano. Russia e Cina hanno detto con chiarezza che considereranno un intervento militare esterno contro Damasco una minaccia alla propria sicurezza nazionale.

● Quel che vogliono distruggere, dice Nadia Khost, è «un Paese che si distingue per un tessuto sociale dove le religioni, le confessioni e le etnie si mescolano in una unità nazionale. Un Paese che traduce le opere della letteratura mondiale, che ascolta la musica classica e la musica locale, e dove le donne partecipano alla vita produttiva e pubblica».

● Nulla sarà più come prima, dicono però molte altre voci consapevoli. Anche il Libano era un modello di convivenza, prima che «la sicurezza di Israele» diventasse la priorità a cui tutto si deve sacrificare: vite umane, civiltà, verità. Perché, naturalmente, la strategia del terrore continua.

● Il 16 marzo due auto-bomba piazzate davanti alle sedi dell’intelligence della forza aerea siriana e della Polizia a Damasco hanno fatto 27 morti e 97 feriti; immediatamente dopo, una bomba è esplosa in un autobus che portava membri dell’Armata di Liberazione palestinese, una entità di palestinesi filo-Iran, nel sobborgo Al Yarmouk di Damasco. Attentati-stragi «tipo Al Qaeda» in cui persino il sito ebraico ‘DEBKA Files’ indica la mano «dell’Arabia Saudita e del Katar per ravvivare la rivolta anti-Assad, dopo che il regime ha schiacciato l’ultima ribellione armata ad Idlib».

● Come si vede la situazione reale della Siria (come quella della Tunisia, Egitto e Libia) è molto diversa da quella descritta dalla stampa politicamente corretta. È in atto una invasione straniera organizzata dagli Usa, Israele e Nato per disintegrare la Siria (come avvenne in Russia negli anni 1980-90), destabilizzare il Medio Oriente (operazione iniziata con le due guerre contro l’Iraq nel 1990 e nel 2003) e poi passare all’aggressione dell’Iran. Per ora la Siria ha tenuto. Bisogna vedere cosa succederà nel futuro prossimo venturo, poiché Netanyahu non ha rinunciato alle sue mire espansionistiche sul Medio Oriente e ad influenzare Obama, sotto elezioni presidenziali, ad appoggiare una campagna militare in grande stile contro la Siria e l’Iran, che avrebbe conseguenze catastrofiche.

d. CURZIO NITOGLIA

26 marzo 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/vera_situazione_siria.htm

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