L’AMERICA È GIUNTA AL TERMINE?

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● Maurizio Blondet, in “Effedieffe” (“La corazza schiaccia la testuggine”, 3 marzo 2012), ci spiega – attraverso numerose citazioni alle quali rinvio il lettore – che dopo il declino dell’imperialismo sovietico, verso l’inizio degli anni Novanta, adesso sembrerebbe che gli Usa si stiano avviando verso lo stesso termine, lentamente, ma inesorabilmente.

● Infatti, più di un quinto dei navigli della Flotta navale statunitense non è stata in condizione di ‘combat readiness’ negli ultimi due anni, e meno della metà degli aerei imbarcati sono pronti per le missioni in ogni dato momento.

● Già da un anno gli alti gradi militari americani, segnalavano la difficoltà di rispondere alle missioni sempre più frequenti ed intense, che vengono loro richieste dallo Stato Maggiore che conduce le guerre in Iraq e Afghanistan.

● Lo scorso maggio, il Generale David Petraeus ha chiesto alla Marina di mettere in linea nel Mar Arabico non una portaerei, ma due (ciascuna con la sua squadra), a supporto delle operazioni belliche in Afganistan, di cui Petraeus è responsabile. «La Marina non ha potuto soddisfare la richiesta 2.0 di Petraeus, ma è stata in grado di sostenere il livello 1.7», che significa: le due squadre erano sul posto insieme «nel 70% del tempo».

● Il Vice-Ammiraglio William Burke, responsabile della logistica e preparazione della flotta, ha confessato che la US Navy «ha una limitata disponibilità di forze». E «quando sono richiesti dispiegamenti aggiuntivi (come i soccorsi umanitari, ndr), certe volte trascuri la manutenzione, oppure trascuri l’addestramento, il che ha un effetto negativo sulle manutenzioni; abbiamo eventi con effetti a cascata, sicché non riusciamo a raddrizzare entrambi».

● Sullo sfondo della dottrina militare USA, la guerra snella preconizzata da Donald Rumsfeld, con la pretesa capacità di condurre due guerre parziali contemporaneamente, gli Ammiragli hanno riscoperto i concetti di «logoramento» e di «attrito»; concetti che forse pensavano superati con la strapotenza illimitata dei mezzi. Ora i mezzi (finanziari) per condurre guerre di dieci anni, e senza fine in vista, sono assottigliati. La crisi economico/finanziaria si fa sentire anche in America.

● La forza navale USA, impiegata in compiti discutibili per cui è mal adattata – come quello di servire da aeroporto per bombardare l’Afghanistan – si logora in sforzi lunghi e dispendiosi con effetti microscopici, o negativi, se si pensa alla continua resistenza afghana, proprio come avvenne all’Armata rossa di Leonida  Breznev. Soprattutto, la Navy è ancora capace di adempiere la sua missione strategica centrale, che è quella del controllo dei mari e della superiorità strategica oceanica? Sembrerebbe di no. La  medesima domanda può essere rivolta all’insieme delle forze armate, che non sono in condizione migliore.

● A forza di gigantismo e di tecnologismo, di “terrore infinito”, la forza armata più potente della storia pare impanata dalla sua stessa complessità, è un “gigante dai piedi di argilla” e la sua forza da distruttrice rischia di volgersi in auto-distruzione. Una cosa simile avvenne quando assistemmo al collasso dell’Urss. Si vide allora che  l’impero sovietico non poteva più sostenere l’enorme arsenale da superpotenza globale, alla pari con l’America.

● Se la stessa immagine dell’Armata rossa costretta a lasciare l’Afghanistan si può oggi iniziare ad applicare agli Stati Uniti, è il segno premonitore dell’estinzione dell’impero americano, con tutto il suo “corteo” e le sue “pompe”: il mondialismo, la civiltà planetaria, la globalizzazione, il “Nuovo Ordine Mondiale”, ossia l’unificazione dell’Orbe, sotto un Tempio e una Repubblica universali, che l’America ha concepito sin dalla sua nascita nel XVII/XVIII secolo ed ha portato a compimento a partire dalla prima guerra del Golfo, nel 1990, con Bush senjor e soprattutto dalla seconda, nel 2003, con Bush junior.

● Cosa succederà, se avverrà realmente, dopo? Solo Dio lo sa. Normalmente la Provvidenza dalle ceneri di una in/civiltà ne fa sorgere un’altra rispondente ai suoi imperscrutabili piani, che tendono al compimento della teologia della storia, la quale ci fa giungere alle soglie del Regno dei Cieli, che è iniziato imperfettamente in questo mondo e sarà compiuto perfettamente solo nell’aldilà.

d. CURZIO NITOGLIA

12 marzo 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/america_giunta_al_termine.htm

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