‘Le XXIV Tesi del Tomismo’ contengono l’essenza della filosofia tomistica e mettono in guardia contro i pericoli della falsa metafisica

d. CURZIO NITOGLIA – 12 dicembre 2011

 “Ecclesia edixit doctrinam Thomae esse suam” (Benedetto XV, Enciclica Fausto appetente die, 1921).

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Prologo

●Il Magistero della Chiesa, con la Lettera al Generale dei Francescani del 13 dicembre del 1885 di Leone XIII, il quale in essa applica i princìpi dell’enciclica sulla rinascita del tomismo Aeterni Patris (1879) al caso concreto dell’insegnamento della dottrina tomistica anche presso tutti gli altri ordini religiosi (con particolare riferimento ai figli di S. Francesco) e al clero secolare, recita: «L’allontanarsi dalla dottrina del Dottore Angelico è cosa contraria alla Nostra volontà, e, assieme, è cosa piena di pericoli. […]. Coloro i quali desiderano di essere veramente filosofi, e i religiosi sopra tutti ne hanno il dovere, debbono collocare le basi e i fondamenti della loro dottrina in S. Tommaso d’Aquino»[1].

●Con la promulgazione del motu proprio “Doctoris Angelici” del 29 giugno del 1914 San Pio X imponeva come testo scolastico la Summa Theologiae di San Tommaso alle facoltà teologiche, sotto pena d’invalidarne i gradi accademici. Papa Sarto richiamava l’obbligo di insegnare i princìpi fondamentali e le tesi più salienti del tomismo (“principia et pronuntiata majora”)[2].

San Pio X incaricò nell’inverno del 1914 il padre gesuita Guido Mattiussi di “precisare il pensiero di S. Tommaso sulle questioni più gravi in materia filosofica, e di condensarle in pochi enunciati chiari ed inequivocabili”[3]. Partecipò al lavoro anche Mons. Giuseppe Biagioli, professore di teologia dogmatica presso il Seminario di Fiesole[4]. Nell’estate del 1914 il card. Lorenzelli, Prefetto della ‘S. Congregazione degli Studi’, presentò le XXIV Tesi compilate da Mattiussi e Biagioli a San Pio X, che le approvò il 27 luglio del 1914. Benedetto XV impose a p. Mattiussi di scrivere su La Civiltà Cattolica un ‘Commento delle XXIV Tesi’, che fu poi pubblicato a Roma dall’Editrice Gregoriana nel 1917.

Il 7 marzo 1916 la ‘S. Congregazione degli Studi’ a nome del papa Benedetto XV stabilì che “Tutte le XXIV Tesi filosofiche esprimono la genuina dottrina di San Tommaso e son proposte come sicure (tutae) norme direttive”[5]. Tuttavia «il Papa, pur insistendo “doversi proporre tutte le Tesi della dottrina di san Tommaso quali sicure regole direttive”, non imponeva il dovere di abbracciarle con assenso interno. Evidentemente Benedetto XV non voleva dare alle XXIV Tesi un valore dogmatico, ma un valore di alta importanza disciplinare […], come la dottrina preferita dalla Chiesa»[6]. Il Magistero ecclesiastico con papa Benedetto XV, il 7 marzo 1917, decise che «le XXIV Tesi dovessero essere proposte come regole sicure di direzione intellettuale. […] Nel 1917 il ‘CIC’ nel canone 1366 § 2 diceva: “Il metodo, i princìpi e la dottrina di S. Tommaso devono esser seguiti santamente o con rispetto religioso”. Tra le fonti indicate il ‘Codice’ addita il ‘Decreto di approvazione delle XXIV Tesi’»[7]. Sempre papa Giacomo Della Chiesa nell’Enciclica Fausto appetente die (29 giugno 1921) insegna: «La Chiesa ha stabilito che la dottrina di S. Tommaso è anche la sua propria dottrina (“Thomae doctrinam Ecclesia suam propriam esse edixit”)». Pio XI nell’enciclica Studiorum ducem (1923) ha ribadito e riconfermato l’insegnamento delle encicliche di Leone XIII, S. Pio X e Benedetto XV. Per cui se per un atto di estrema bontà la Chiesa permette o tollera che si insegni lo scotismo e il suarezismo, è certo che la sua dottrina è quella di S. Tommaso: “Ecclesia edixit doctrinam Thomae esse suam” (Benedetto XV, Fausto appetente die, 1921).

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Il contenuto delle XXIV Tesi del Tomismo

●La I delle Tesi insegna la distinzione reale tra atto/potenza[8], e così anche la III e la VI. La distinzione tra potenza/atto, essenza/essere è una verità evidente e necessaria, che poggia sul principio per sé noto di identità e non-contraddizione (potenza = potenza, atto = atto, potenza ≠ atto). Negare esplicitamente questa Tesi significa negare implicitamente anche il primo dei princìpi per sé noti ed evidenti quoad omnes. «La potenza non è l’atto, per quanto imperfetto si supponga (come hanno invece pensato Scoto e Suarez). Se la potenza fosse atto imperfetto, non si distinguerebbe realmente dall’atto. È questo l’indirizzo che prenderanno Scoto e Suarez. […]. L’essenza finita o potenza non è il suo essere o atto, ed è realmente distinta da esso. Dio solo, quale ‘Atto puro da ogni potenza’, è il suo Essere, Egli è l’Ipsum Esse Subsistens. […]. La potenza obbedienziale è passiva e non attiva, altrimenti sarebbe nello stesso tempo naturale e soprannaturale. […]. Si spiega allora come la ‘S. Congregazione degli Studi’ abbia dichiarato riguardo alle XXIV Tesi: “siano proposte come regole sicure di direzione intellettuale e dottrinale”»[9].

●La IV Tesi insegna l’analogia (di proporzionalità e di attribuzione) dell’essere contro l’univocità insegnata da Scoto. La XVIII Tesi insegna che l’oggetto proprio della conoscenza umana è la quidditas intelligibilis rei sensibilis; l’essenza intelligibile della cosa sensibile[10], mentre Scoto insegna che è l’essere comune o generico. Si vede così che in molti punti essenziali della metafisica il Magistero ecclesiastico raccomanda S. Tommaso e implicitamente si discosta da Scoto e Suarez, il quale ha tentato una conciliazione o un sistema sincretistico tra l’Aquinate e Scoto, il quale si allontana diametralmente dall’Angelico.

●La XXIII Tesi tomistica insegna la distinzione reale tra essenza ed essere[11] (riallacciandosi alla I, che distingue realmente potenza e atto) e ne tira la conclusione che “in solo Deo essentia et esse sunt idem”[12]. Ora le creature sono composte realmente di essenza/potenza[13] ed essere/atto, esse sono sostanzialmente differenti dall’‘Atto puro’ da ogni potenza, ‘Essere per sua essenza’, ossia Dio.

●La Ventiquattresima ed ultima proposizione delle XXIV Tesi del Tomismo insegna: “Nessun agente creato influisce nell’essere di qualsiasi effetto, se non in forza di una mozione ricevuta dalla causa prima”. Vale a dire l’uomo non può produrre un atto buono se prima non è stato mosso dalla causa prima che è Dio. Essa è l’ultima conclusione della Prima delle XXIV Tesi del Tomismo, la quale distingue potenza da atto e afferma – contro la dottrina molinista sulla grazia e la salvezza soprannaturale – che la potenza non passa all’atto da sé ma solo se “pre-mossa” da un ente già in atto. Come pure la III e VI Tesi, che insegnano la distinzione reale di essenza ed essere negli enti creati. Mentre solo Dio è il suo stesso essere e agire, per cui l’ente creato non può agire da se stesso poiché riceve l’essere e l’agire ab alio ossia da Dio e deve essere creato, conservato nell’essere e pre-mosso da Lui. Il tomismo non parla di “concorso simultaneo”, di mozione alla pari o “parallela” tra Dio e l’uomo (come invece fa il molinismo), ma di pre-mozione.

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Le conseguenze dell’allontanamento dalla metafisica tomistica

●Allontanarsi dalla metafisica dell’essere come actus ultimus omnium essentiarum comporta un grave pericolo di conclusioni disastrose. «Il più piccolo errore intorno alle prime nozioni di essere ecc., produce conseguenze incalcolabili, come ricordava San Pio X, citando queste parole di S. Tommaso: “Parvus error in principio, magnus est in fine”. Se si rigetta la prima della XXIV Tesi, tutte le altre perdono il loro valore»[14].

●Si capisce allora perché San Pio X insegna nella Pascendi (8 settembre 1907) e nel Giuramento anti-modernista Sacrorum Antistitum (1° settembre 1910): “Ammoniamo i maestri di filosofia e teologia che facciano bene attenzione a ciò: allontanarsi anche solo un po’ dall’Aquinate, specialmente in metafisica, comporta un grave pericolo”.

●Il tomismo è la dottrina preferita dalla Chiesa e S. Tommaso è il Dottore Comune o Ufficiale di Essa, ma la Chiesa non impedisce che si insegnino altri sistemi filosofici non esplicitamente eterodossi (lo scotismo e il suarezismo), anche se mette in guardia dalle conclusioni pericolose che se ne possono trarre: “Al di sopra di tutti gli infruttuosi esperimenti (di apertura alla modernità) la Chiesa segue la sua strada e ci ricorda via via quello che realmente ci aiuta a non allontanarcene. Questo ha fatto approvando le XXIV Tesi. Se i problemi del momento (la nouvelle théologie) si van facendo sempre più gravi, questa è una ragione per ritornare a studiare e capire la vera dottrina di S. Tommaso intorno all’essere, alla verità, al valore dei primi princìpi dai quali si risale con certezza all’esistenza di Dio. […]. Si tratta dei princìpi direttivi del pensiero e della vita morale, tanto più necessari quanto più le condizioni dell’esistenza umana si fanno maggiormente difficili e richiedono certezze più ferme”[15].

d. CURZIO NITOGLIA

12 dicembre 2011

http://www.doncurzionitoglia.com/le_xxiv_tesi_del_tomismo.htm

 [1] I migliori manuali di filosofia e teologia tomistica sono i seguenti: Filosofia: Eduard Hugon, Cursus philosophiae thomisticae 3 voll., Parigi; F. Maquart, Elementa philosophiae, 4 voll., Parigi; C. Boyer, Cursus philosophiae, 2 voll., Parigi; N. Del Prado, De veritate fondamentali philosophiae christianae, Friburgo; G. Mattiussi, Le XXIV Tesi della filosofia di S. Tommaso, Roma; Battista Mondin, Filosofia sistematica, 6 voll., ESD, Bologna; Sofia Vanni Rovighi, Elementi di Filosofia, 3 voll., Brescia, La Scuola. Le “Edizioni Verbo Incarnato” di Segni (Roma) stanno ristampando l’opera omnia di Cornelio Fabro, quelle fondamentali sono: La nozione metafisica di partecipazione, 1939; Partecipazione e causalità, 1961; Introduzione all’ateismo moderno, 1964; L’uomo e il rischio di Dio, 1967; Introduzione a S. Tommaso, 1983.

Teologia dogmatica: E. Hugon, Tractatus dogmatici, 3 voll., Parigi; V. Zubizarreta, Theologia dogmatico-scholastica, 4 voll., Bilbao; L. Ott, Compendio di Teologia dogmatica, Marietti, Torino; B. Bartmann, Manuale di Teologia dogmatica, 3 voll., Paoline; G. Casali, Somma di Teologia dogmatica, Lucca; P. Parente-A. Piolanti-S. Garofalo, Dizionario di Teologia dommatica, Roma, Studium, 1957. Apologetica: R. Garrigou-Lagrange, De Revelatione, 2 voll., Roma; J. Salaverri, De Ecclesia Christi, Madrid; A. Lang, Compendio di apologetica, Marietti, Torino. Teologia morale: B.M. Merkelbach, Summa Theologiae moralis, 4 voll., Parigi; D. Prümmer, Manuale theologiae moralis, 3 voll., Firburgo; F. Roberti-P. Palazzini, Dizionario di Teologia morale, Roma, Studium, 2 voll.; E. Jone, Compendio di Teologia morale, Marietti, Torino. Teologia ascetica e mistica: Antonio Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Paoline, 1960; A. Tanquerey, Compendio di teologia ascetica e mistica, Roma, Desclée, 1928; R. Garrigou-Lagrange, Le tre età della vita interiore, Roma-Monopoli, Edizioni Vivere in, 1988, 4 voll.

[2] Acta Apostolicae Sedis, 1914, p. 338.

[3] Tito Sante Centi, Introduzione generale alla Somma Teologica, Firenze, Salani, 1949, vol. I, Le XXIV Tesi, p. 269.

[4] P. De Töth, Luci e splendori di sacerdozio, magistero e apostolato di mons. Dottor Giuseppe Biagioli, Fiesole, 1938.

[5] AAS, 1916, p. 157.

[6] Tito Sante Centi (+ 18 maggio 2011), Introduzione generale alla Somma Teologica, Firenze, Salani, 1949, vol. I, Le XXIV Tesi, p. 271.

[7] R. Garrigou-Lagrange, La sintesi tomistica, Brescia, Queriniana, 1953, p. 400.

[8] Cfr. Aristotele, Metafisica 1046a, 11-12; ib., 1048b, 1-2; ib., 1049b, 24-25; ib., 1058b, 8-10; Fisica, III, 3. S. Tommaso d’Aquino, De Substantiis separatis, cap. IX, n. 98; I Sent., XXXVII, 1, 1, sol.; S. Th., I, q. 4, a. 2, ad 3.

[9] R. Garrigou-Lagrange, La sintesi tomistica, cit., pp. 402-406.

[10] S. Tommaso d’Aquino, S. Th., I, q. 59, a. 2; I, q. 12, a. 4; I, q. 84, a. 7; C. Gent., I, 65; C. Gent., II, 77; I Sent., d. 3, q. 1, a. 1, ob. 3.

[11] Cfr. C. Fabro, La nozione metafisica di partecipazione secondo S. Tommaso d’Aquino, Milano, Vita e Pensiero, 1939; Id., Partecipazione e causalità in S. Tommaso, Torino, SEI, 1961.

[12]  “Ogni ente è composto di potenza e atto. Quindi qualsiasi cosa esista o è ‘atto puro da ogni potenza’, oppure necessariamente è ‘composta di potenza e atto’, come da primi co-princìpi intrinseci”. S. Th., I, q. 42, a. 2, ad 3; ivi, I, q. 5, a. 1, ad 1; II Sent., XXXVII, 1, 1, sol.; S. Th., I, q. 29, a. 2; C. G., I, 43; ivi, 43; De sub. Sep., cap. VIII; In IV Metaph. lect. II, n. 588; Quodl., XII, 5, 1; I Sent., XIX, 2, 2; De ver., XXVII, 1, ad 8; In de Hebdom., II, nn. 33-34.

[13] S. Tommaso d’Aquino, C. G., II, 53-54; De Sub. sep., c. 1; III Sent., d. 1, q. 1, a. 3, ad 4; IV Sent., d. 17, q. 1, a. 5, sol. 1; De Pot., q. 14, a. 10, ad 2.

[14] R. Garrigou-Lagrange, La sintesi tomistica, cit., p. 408.

[15] R. Garrigou-Lagrange, La sintesi tomistica, cit., p. 411.

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