DALLA SIRIA ALL’IRAN?

d. CURZIO NITOGLIA

9 dicembre 2011

http://www.doncurzionitoglia.com/da_siria_a_iran.htm

Prologo

● Quando scoppiarono le rivolte nord-africane ed arabe (Tunisia ed Egitto), si poteva arguire che fossero “non totalmente spontanee”, ma pilotate dall’alto. Poi si arrivò alla Libia e tutto fu più chiaro. La Nato dietro richiesta degli Usa (e questa mossa da Israele) aveva fatto aggredire, bombardare ed aveva rovinato il Paese più ricco e ordinato (ma non senza difetti ed abusi) dell’Africa, precipitandolo in un caos molto più grave della sua situazione anteriore, come era avvenuto nel 2003-2005 nell’Iraq. Dalla Libia la rivolta si estese alla Siria, che fa un tutt’uno con la Palestina ed il Libano, in vista dell’aggressione all’unica potenza (l’Iran), che in Medio Oriente possa ‘contrastare’, in un certo qual modo, lo strapotere e la prepotenza dello Stato d’Israele. Il termine del processo storico delle rivolte arabe è illuminante e spiega molte cose: il riassetto del Medio Oriente con un Israele quasi onnipotente e un mondo arabo frazionato o balcanizzato. Tuttavia per giungere alla meta occorre abbattere l’ultimo ostacolo che è l’Iran.

● La domanda che ci si poneva allora: “si arriverà ad una guerra contro l’Iran?”, la quale dovrebbe comportare quasi sicuramente un attacco atomico contro le sue centrali nucleari, che sono state scavate sotto i 90 metri, mentre le bombe convenzionali non oltrepassano i 20 metri, si è fatta sempre più impellente e ad essa hanno risposto in maniera positiva Israele (Netanyahu, Barak e Peres) ed una parte degli Usa (Clinton e Obama), anche se in modo meno drastico o cruento.

● Mi sembra, perciò, doveroso affrontare il problema e cercare di capirlo meglio (“mala praevisa minus feriunt”), non dico perfettamente e totalmente, alla luce di quanto hanno scritto su questo tema sia la stampa ‘politicamente corretta’, la quale oramai non può negare l’evidenza, sia gli analisti che ‘cantano fuori dal coro’, ma in maniera assai più intonata della prima.

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I PARTE

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La Cina e l’Iran

● Il 21 novembre, America, Regno Unito, Canada e Francia hanno annunciato maggiori sanzioni contro l’Iran.

● Il 23 novembre il portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha detto, in una conferenza stampa tenutasi a Beijing, che la Cina è contraria alle sanzioni unilaterali contro l’Iran.

● Il 23 novembre, il ministro degli Esteri cinese ha espresso contrarietà alle sanzioni unilaterali contro l’Iran. Xia Ming un docente di politica della City University of New York afferma: “Cina ed Iran dovranno fronteggiare delle grosse sfide portate loro dall’Occidente in politica, economia e cultura. Perciò, queste due nazioni hanno una sorta d’interesse comune a darsi sostegno reciproco. Dunque vedremo un grande coordinamento fra Cina ed Iran, con una grande cooperazione nei settori dell’energia, dell’armamento, e così via”.

● Israele e Washington hanno detto che, nel caso in cui questi altri sforzi risultassero inefficaci, non sarebbe da escludere la possibilità di ricorrere all’azione militare. Il Generale Zhang Zhaozhong – professore della Chinese National Defence University – ha dichiarato che la Cina non esiterà a proteggere l’Iran, anche con una Terza Guerra Mondiale ed ha specificato che il non esitare ad ingaggiare una Terza Guerra Mondiale dipenderebbe solo da necessità di politica interna[1].

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II PARTE

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La Russia e l’Iran

● Mosca è pronta a dislocare sistemi missilistici “Iskander” nell’enclave baltica di Kaliningrad, se la Nato insisterà nel voler dispiegare – stavolta contro l’Iran – lo scudo anti-missile che da anni preme per installare ai confini dell’ex Unione Sovietica. Si riaccendono i toni di guerra attorno allo scenario sempre più instabile che minaccia il Medio Oriente, dove Israele ha annunciato un possibile attacco nucleare a Teheran: la reazione missilistica dell’Iran potrebbe coinvolgere forze Usa nel Golfo o nel Mediterraneo, con conseguenze apocalittiche.

● La situazione è seria, avverte Mikhail Gorbaciov. La Russia ormai teme il rischio di un conflitto nucleare: «Non appena Teheran dovesse raggiungere la possibilità teorica di costruire armi atomiche, sarebbe sicuramente bombardata da Israele, forse anche con testate nucleari: Mosca preferirebbe che Teheran non si doti di bombe atomiche, ma non può tollerare il rischio di una minaccia nucleare occidentale ai suoi confini». La situazione potrebbe letteralmente diventare esplosiva: nessuno sa dove si abbatterebbe la reazione dell’Iran, se fosse colpito, ma è evidente che obiettivi americani e occidentali, sono alla portata dei missili iraniani, anche in Europa e persino in Italia.

● Un attacco israeliano scatenerebbe uno scenario molto pericoloso. A quel punto, coi propri confini “circondati” dallo scudo anti-missile americano, la Russia rischierebbe di essere travolta dall’emergenza e, di fatto, assediata. L’avvertimento del presidente Dmitrij Medvedev, pronto a dispiegare i missili “Iskander” a Kaliningrad nel cuore del sistema difensivo orientale della Nato, è una mossa tattica: una forma estrema di pressione per indurre Washington a frenare Israele, dopo che dell’attacco contro l’Iran ha ormai parlato apertamente persino lo stesso Shimon Peres.

● Riguardo la decisione di Washington e del Pentagono di spingere Mosca contro l’angolo con quello che è, eufemisticamente chiamato, Difesa Anti-missili Balistici (BMD). Il 23 novembre, il presidente russo Dmitrij Medvedev, ha detto al mondo, in termini chiari, che la Russia, per difendere se stessa e non solo l’Iran, è pronta a dispiegare i suoi missili al confine con l’Unione europea, tra Polonia e Lituania, e possibilmente a sud, vicino a Georgia e Turchia, membro della Nato, per contrastare l’avanzato processo di costruzione dello scudo di difesa missilistica statunitense: “La Federazione russa implementerà a ovest e a sud del paese, moderni sistemi d’arma che potrebbero essere utilizzate per distruggere la componente europea della difesa missilistica degli Stati Uniti”, ha annunciato alla televisione russa. “Uno di questi passi potrebbe essere il dispiegamento di sistemi missilistici Iskander a Kaliningrad”[2]. Questi sono sistemi missilistici balistici di teatro. L’ultima versione dell’Iskander, l’Iskander-K, i cui dettagli rimangono top secret, avrebbe una gittata di 2000 km e trasporterebbe missili da crociera con una precisione sul bersaglio di 7 metri o meno. Medvedev ha dichiarato di aver ordinato al ministero della difesa russo di avviare “immediatamente” il sistema radar di Kaliningrad, che avvertendo di attacchi missilistici imminenti, pone in stato di prontezza al combattimento. Ha chiesto di estendere i bersagli presi di mira dalle forze strategiche missilistiche nucleari russe e il ri-allestimento dell’arsenale nucleare della Russia con nuove testate, in grado di perforare lo scudo difensivo Usa/Nato, da rendere operative in sei anni, entro il 2018. Medvedev ha anche minacciato di far abbandonare alla Russia il nuovo Trattato di riduzione dei missili Start, se gli Stati Uniti continuano come annunciato[3].

● Se l’Occidente alle prese con la più grave crisi della sua storia decide di presidiare a mano armata le risorse strategiche che fanno gola alla Cina e continua a premere sull’Iran anche attraverso la Siria, stavolta è Mosca (oltre la Cina) a mettersi di traverso[4].

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III PARTE

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L’enigma della Turchia

● La Siria è sul punto di esplodere. L’attuale strategia turca rischia di non essere capita se non viene letta alla luce della sua tattica del “non pestare i piedi”, che ha funzionato benissimo in passato per seppellire ogni divergenza con Siria, Iran e Libano ed aprire nuovi mercati finanziari agli esportatori turchi. L’economia della Turchia è cresciuta l’anno scorso quasi alla stessa velocità di quella cinese. Questo prima che la situazione politica in Libia, Siria e Egitto scoppiasse, costringendo il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan a prendere posizione. La Turchia invitò dapprima Ozni Mubarak a cedere il passo, poi confermò il supporto all’esercito egiziano.

● La Turchia abbandonò anche se con riluttanza, come causa persa, M. Gheddafi, un vecchio amico con cui Ankara aveva in piedi affari per 23 miliardi di dollari. L’atteggiamento di Erdogan nei confronti della Siria è stato simile: è convinto che la famiglia Assad debba levare le tende e lasciare il posto a una democrazia in stile turco, ossia intrisa dei valori islamici di welfare e giustizia sociale.

● La Siria è a un passo dal precipitare nella guerra civile. Potrebbe esserci bisogno di un intervento stabilizzatore per tirare il Paese fuori dai guai e rimetterlo insieme. Il conflitto siriano è un rompicapo. È iniziato un anno fa con l’ingresso nel Paese di gruppi d’insurrezione dal vicino Libano. Erano stati armati, riforniti e addestrati dalla CIA, dall’MI6 inglese e dal Mossad e finanziati con i soldi della monarchia saudita e del Congresso degli Stati Uniti, che già negli anni ’80 decise di stanziare fondi per il sovvertimento del regime di Assad a causa dell’ostilità di questi verso Israele, e del suo supporto ai Palestinesi. Un intervento Nato in Sira (come quello libico) sarebbe necessariamente respinto dal Libano, dalla Palestina e soprattutto dall’Iran dietro il quale ci sono Russia e Cina. In breve sarebbe la catastrofe.

● È pur vero che molte città della Siria sono già “insorte”, anche se non le principali, e che la stampa ‘politicamente corretta’ fa continua opera di disinformazione sui fatti realmente accaduti in Siria in funzione anti-Assad. Per esempio a Damasco, Latakia e Aleppo la rivolta non è arrivata, ma l’economia cittadina è sull’orlo del collasso. La Siria è frammentata anche da un punto di vista etnico-religioso. Parte della maggioranza sunnita , soprattutto l’alta borghesia, sostiene ancora Assad, al contrario di quel che dicono i media occidentali. Lo stesso vale per la minoranza cristiana, che ammonta al 10% della popolazione. Come il regime di Saddam Hussein, anche quello di Assad ha protetto i cristiani presenti sul territorio nazionale dagli attacchi dei fanatici, che ritengono i cristiani dei traditori filo-occidentali e degli idolatri.

● Ma In Siria ci sono cecchini “sconosciuti” che stanno prendendo di mira i civili siriani e l’esercito siriano, al fine di causare caos e conflitti interni. Le comunità cristiana in Siria è anch’essa presa di mira da gruppi di “sconosciuti”. E’ molto probabile che gli aggressori siano una coalizione di forze di Stati Uniti, Francia, Giordania, Israele, Turchia e Arabia che collaborano con alcuni siriani al suo interno.

● Il nuovo capo della Chiesa siro-cattolica maronita di Antiochia, la più grande delle autonome Chiese orientali cattoliche, ha espresso i suoi timori circa una epurazione dei cristiani arabi dal Levante e dal Medio Oriente. Il Patriarca Mar Beshara Boutros al-Rahi e molti altri leader cristiani in Libano e Siria, hanno paura dell’avvento dei Fratelli Musulmani in Siria. Come l’Iraq, gruppi misteriosi stanno attaccando le comunità cristiane in Siria. I leader della Chiesa cristiana ortodossa orientale, tra cui il patriarca ortodosso di Gerusalemme Est, hanno tutti espresso pubblicamente le loro gravi preoccupazioni. A parte gli arabi cristiani, questi timori sono condivisi anche dalla comunità assira e armena, che sono per lo più cristiane. Il patriarca maronita Sheikh al-Rahi è stato recentemente a Parigi, dove ha incontrato il presidente Nicolas Sarkozy. È stato riferito che il patriarca maronita e Sarkozy avevano disaccordi circa la Siria, cosa che ha spinto Sarkozy a dire che il regime siriano crollerà. La posizione del patriarca al-Rahi era che la Siria deve essere lasciata sola e permetterle la riforma. Il patriarca maronita ha anche detto a Sarkozy, che Israele doveva essere trattata come una minaccia, se la Francia vuole legittimamente che Hezbollah disarmi. A causa della sua posizione in Francia, al-Rahi è stato immediatamente ringraziato dai leader religiosi cristiani e musulmani della Repubblica araba siriana, che lo hanno visitato in Libano. Hezbollah e i suoi alleati politici in Libano, che comprende la maggior parte dei parlamentari cristiani nel parlamento libanese, ha anche lodato il Patriarca maronita, che poi ha fatto un tour nel Sud del Libano. Sheikh al-Rahi è ora politicamente attaccato dall’Alleanza del 14 Marzo di Hariri, a causa della sua posizione su Hezbollah e il suo rifiuto a sostenere il rovesciamento del regime siriano. Una conferenza di figure cristiane è in realtà programmata da Hariri per opporsi al patriarca al-Rahi e alla posizione della Chiesa maronita. Dal momento che al-Rahi ha annunciato la sua posizione, il Partito Tahrir di Hariri, che è attivo sia in Libano che in Siria, ha iniziato a bersagliarlo con le critiche. E’ anche stato riportato che alti funzionari statunitensi hanno anche cancellato i loro incontri con il patriarca maronita, come segno del loro disappunto circa le sue posizioni su Hezbollah e la Siria.

● Non è un caso che i cristiani egiziani siano stati attaccati nello stesso momento del Referendum nel Sud Sudan e prima della crisi in Libia. Né è un caso che i cristiani iracheni, una delle più antiche comunità cristiane del mondo, siano costretti all’esilio, lasciando le loro terre ancestrali in Iraq. In coincidenza con l’esodo dei cristiani iracheni, avvenuto sotto gli occhi attenti degli Stati Uniti e delle forze militari britanniche, i quartieri di Baghdad divennero settari mentre musulmani sciiti e sunniti furono costretti dagli squadroni della violenza e della morte a formare enclave settarie. Tutto questo è legato alla riconfigurazione della regione medio orientale come parte di un obiettivo più ampio a favore di Israele. Sembra un paradosso ma le “guerre di liberazione” mosse dall’occidente contro l’Iraq, la Libia, l’Egitto (e la Siria) hanno portato al potere gli islamisti radicali ed hanno abbattuto regimi forti ma “laici” che garantivano la libertà di culto ai cristiani.

● Un esodo cristiano è in programma per il Medio Oriente per volontà di Washington, Tel Aviv e Bruxelles. E’ stato riferito che a Sheikh al-Rahi (il Patriarca maronita) è stato detto a Parigi, dal presidente Nicolas Sarkozy, che le comunità cristiane del Levante e del Medio Oriente possono stabilirsi nell’Unione europea. Questa non è un’offerta generosa. E’ uno schiaffo in faccia dalle stesse potenze che hanno deliberatamente creato le condizioni per sradicare le antiche comunità cristiane del Medio Oriente. Lo scopo sembra essere il reinsediamento delle comunità cristiane al di fuori della regione o a delimitarle in enclavi. Entrambe le cose potrebbero essere degli obiettivi[5].

● La Siria è un alleato di vecchia data dell’Iran. Le potenze occidentali e Israele smaniano di mandare in pezzi il Paese in modo da inferire un duro colpo non solo all’Iran, ma anche agli altri alleati della Siria, Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina.

Cosa altrettanto importante, se la Siria dovesse collassare, le Alture del Golan, territorio di importanza strategica annesso da Israele nel 1967, resterebbero tranquillamente in mano israeliana. Assieme alle principali risorse di acqua sorgiva della zona. Una Siria frammentata sarebbe una catastrofe per il Medio Oriente. Ma Stati Uniti, Francia, Israele e Gran Bretagna sono così accecati dalle loro smanie anti-iraniane accese da Israele, che sono pronti a passare sopra alla Siria per arrivare al Grande Nemico persiano, nonostante i chiari avvertimenti di Cina e Russia di non farlo. Il che equivarrebbe a dar fuoco alla casa per sbarazzarsi dei topi[6].

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Conclusione

● Mi sembra molto probabile che si vada verso una catastrofe apocalittica da un punto di vista bellico. Se, inoltre, si guarda spassionatamente lo stato del mondo intero, da un punto di vista economico-finanziario[7], il traguardo verso il quale sta correndo mi pare lo stesso. L’enorme crisi, o “fallimento” (“default”) in cui versano le economie europea e statunitense apre lo scenario ad una epoca storica simile a quella che conobbe l’Europa durante le invasioni barbariche.

● A partire da certi princìpi (nichilismo filosofico) non si può giungere che a certe conclusioni (suicidio intellettuale, morale e spirituale). Il 2011 è il termine del 1968. Il mondo intero è un “ammalato terminale” entrato in coma l’11 settembre 2001. La forza o “l’ostacolo” (“Katèkon”) che dovrebbe trattenere le forze annichilatrici si è “conformato, aggiornato, omologato” al mondo e al suo Principe. Anche in ambiente cattolico tradizionale si nota un’arrendevolezza, un’apatia se non una smania di novità e di apertura al mondo, che desta stupore.

● Tuttavia non bisogna dimenticare che non è la sola ragione a spiegare il significato, l’origine ed il fine della storia umana, ma è soprattutto la Rivelazione divina che ce ne disvela il senso. Per quanto riguarda la fine del tempo, secondo padre Cornelio Fabro «potrebbe venire quando una politica irresponsabile scatenasse nel mondo le tremende forze delle armi moderne. Perciò noi oggi viviamo già in un’atmosfera di attesa escatologica che svuota le filosofie di tutte le vane pretese di risolvere l’eternità nel tempo»[8].

● Il cristianesimo non concepisce la storia né come una decadenza continua, poiché osserva il progredire, non sempre costante, dell’uomo nel corso dei secoli; né quella di un progresso infinito mediante evoluzione costante e creatrice, poiché afferma che la storia tende al suo fine con alti e bassi, come ad un termine finito, solo oltre il quale si entra nell’eternità infinita.

● «Quanto durerà il tempo? – si chiede Etienne Gilson – Nessuno lo sa; ma tutti sanno che si sta rappresentando il penultimo atto del suo dramma. Più in là, è la spaventosa peripezia del regno dell’Anticristo. Come la Passione di Cristo è una tenebra tra due luci, l’ultimo assalto del male contro il bene terminerà con una disfatta»[9].

● Monsignor Ugo Lattanzi ricapitola: «Dal momento che lo splendore della Parusia di Cristo, che appartiene alla realtà escatologica, annienterà l’Anticristo, il quale appartiene al terzo atto della seconda èra, deduciamo logicamente che la seconda èra è e deve essere considerata come èra escatologica, nel senso che essa non sarà seguita altro che dall’epilogo della Storia»[10].

● Cosa fare? Prepariamoci ad affrontare una situazione veramente pericolosa e catastrofica. Come? Non con le sole nostre forze, ma con la speranza nell’aiuto di Dio, promessoci ultimamente dalla Madonna a Fatima nel 1917, assieme all’avvertimento di un immane castigo se il mondo non si fosse ravveduto e purtroppo non solo non si è ravveduto ma è precipitato molto più in basso.

d. CURZIO NITOGLIA

9 dicembre 2011

http://www.doncurzionitoglia.com/da_siria_a_iran.htm


[1] Cfr. New World Reporter, 29 novembre 2011.

[2] David M. Herszenhorn, Russia Elevates Warning About US Missile-Defense Plan in Europe, The New York Times, 23 novembre 2011.

[3] Cfr. F. William Engdahl http://www.engdahl.oilgeopolitics.net.

[4] Cfr. libreidee, 30 novembre 2011.

[5] Cfr. Global Research, 26 novembre 2011. Mahdi Darius Nazemroaya scrittore di Ottawa, Canada, sociologo e ricercatore associato presso il “Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione” (CRG), Montreal.

[6] Cfr. Turkey as Confused as We Are by Syria, 29.novembre.2011.

[7] In Italia, ad esempio, il primo ministro Mario Monti è Presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg. Dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachs. una delle più potenti banche d’affari ebraiche del mondo, quella che ha messo in ginocchio la Grecia e che ora, magicamente, ha piazzato la sua pedina in Italia. I suoi predecessori e i successori sono: Romano Prodi, da consulente Goldman Sachs a Presidente del Consiglio in Italia Mario Draghi, da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca d’Italia. Massimo Tononi, dalla Goldman Sachs di Londra a sottosegretario all’Economia nel governo Prodi del 2006. Gianni Letta, membro dell’Advisory Board di Goldman Sachs è nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Berlusconi (2008). “Sopra la banca la Patria campa, sotto la banca la Patria crepa”. Cfr http://www.terrasantalibera.com

[8] C. Fabro, La storiografia nel pensiero cristiano, in “Grande Antologia Filosofica”, Milano, Marzorati, 1989, vol. V, pag. 340.

[9] E. Gilson, Lo spirito della filosofia medievale, Brescia, Morcelliana, 1969, III ed., pag. 479.

[10] U. Lattanzi, La visione biblica della storia, in «Somma del Cristianesimo» a cura di R. Spiazzi, ed. Paoline, Roma, 1958, vol. I, pag. 785.

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